IL 200º ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI GIUSEPPE VERDI

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi

Il 200º Anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, il più grande musicista e compositore italiano, rinnova in noi l’orgoglio di essere italiani. Nasce a Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813 e muore a Milano il 27 gennaio 1901. Figlio di Carlo, oste e locandiere, e di Luigia Utini, filatrice, a sette anni mostra una speciale attitudine alla musica e il padre gli compra una spinetta dall’accordatore di pianoforti Stefano Cavaletti. Poi prende lezioni d’organo da don Pietro Baistrocchi, parroco della chiesa delle Roncole. Nel 1823 entra al ginnasio di Busseto. È conteso dal maestro di latino, don Pietro Seletti, e dal maestro di musica Ferdinando Proversi. Ciascuno cerca di accaparrarselo non solo per metterne a frutto il genio, ma anche per imporre una propria posizione politica e religiosa. Don Seletti, assecondato dai genitori, vorrebbe addirittura farne un prete. A spuntarla è Proversi. Alla morte di don Baistrocchi, il promettente allievo Giuseppe, di nove anni, gli succede come organista per le funzioni religiose domenicali. Nel 1825 Giuseppe Verdi lascia la casa natale di Roncole per trasferirsi in paese, a Busseto. Frequenta il ginnasio e continua gli studi di musica.   I genitori lo hanno messo a pensione dal calzolaio Pugnatta a 30 centesimi al giorno. La domenica si fa a piedi i tre chilometri tra Busseto e Roncole per suonare l’organo durante la messa. Antonio Barezzi, grossista di drogheria e produttore di liquori che fornisce l’osteria di Carlo Verdi, segue da vicino il figlio delloste, ormai è disposto a giurare sul suo avvenire, comincia a invitarlo in casa dove prende confidenza con i suoi sei figli, quattro femmine e due maschi, gli mette a disposizione il pianoforte viennese, un Tomascheck, gli insegna la meccanica degli strumenti a fiato, il flauto, il corno, il clarinetto, persino l’oficleide (una sorta di trombone ora in disuso), nei quali eccelle. Nel 1829 Giuseppe fa domanda alla Fabbriceria di San Giacomo di Soragna per ottenere il posto d’organista in quella chiesa parrocchiale: gli viene negato. Nel 1831 la famiglia Barezzi lo prende in casa perché insegni canto e pianoforte alla figlia maggiore, Margherita. Il 20 maggio del 1832 Il 28 giugno 1832 si reca a Milano per essere ammesso al Conservatorio previo esame e fu bocciato, anche perché ha giá 18 anni, e la soglia di ammissione é 14 anni. Ma la ragione vera é che il Conservatorio è pieno e non c’è spazio per uno studente che non sia del Lombardo Veneto; inoltre per il maestro di pianoforte Antonio Angeleri, Giuseppe Verdi è irrecuperabile: le sue mani sono impostate male e non c’è margine di correzione. Verdi allora si perfeziona nella tecnica contrappuntistica con Vincenzo Lavigna, già «maestro al cembalo» del Teatro alla Scala. Frequenta i teatri milanesi e acquista una conoscenza diretta del repertorio operistico contemporaneo. Vedendo sfumare anche la possibilità di essere nominato maestro di Cappella del Duomo di Monza, si congeda dal Lavigna e nel luglio del 1835 fa ritorno a Busseto. Dove il 5 marzo 1836 è nominato maestro di musica dal comune di Busseto. Il 5 maggio 1836 sposa Margherita Barezzi. Il 29 marzo 1837 nasce Virginia che muore però dopo soli 15 mesi, e due mesi dopo muore anche il fratellino Icilio di tre mesi. Distrutta dal dolore, il 18 giugno 1840, muore sua moglie Margherita. Aveva appena 26 anni. Il 29 agosto 1859 Giuseppe Verdi sposa Giuseppina Strepponi. La cerimonia è segreta e spartana diventerà nota al pubblico solo nel 1868. Il 14 novembre 1897 muore Giuseppina Strepponi, a causa di una infezione polmonare: ha 82 anni. Giuseppe Verdi, in compagnia della nipote Maria e del domestico Gaiani, fa ritorno a Milano per trascorrere i mesi invernali all’Hotel Milan e curarsi i denti. Scrive Teresa Stolz (intima amica del Maestro e forse, in passato, amante): «Il nostro caro Maestro sta bene, malgrado i suoi 87 anni; egli gode di buon appetito, dorme bene, esce sovente in carrozza, qualche po’ cammina, si lagna delle gambe, vorrebbe fare delle lunghe passeggiate ma le forze alle gambe gli mancano. Alle 10.30 del mattino del 21 gennaio 1901, Giuseppe Verdi, è colpito da apoplessia mentre si sta vestendo e perde conoscenza. Si trova a Milano, all’Hotel Milan. L’atrio dell’albergo si riempie rapidamente di giornalisti che attendono l’arrivo di qualche bollettino medico. I tram che passano lungo via Manzoni, per rispetto, rallentano la corsa. C’è chi sparge la paglia lungo la via per attenuare il rumore dei carri di passaggio. Il 24 gennaio 1901 all’alba Giuseppe Verdi, che era anticlericale e massone, riceve l’estrema unzione. Il 27 gennaio alle 2.50 del mattino, dopo sei giorni di agonia, muore Giuseppe Verdi; ha 87 anni. Nella stanza con lui ci sono i familiari, Teresa Stolz e quattro medici. Il 27 febbraio 1901, sul piazzale del cimitero Monumentale di Milano, Toscanini dirige le orchestre della Scala, del Teatro Lirico e tutti i cori di Milano (900 coristi e 120 strumentisti). È eseguito il Va’ Pensiero. Un corteo di quarantamila persone, aperto da un grandioso carro funebre, si dirige verso la Casa di Riposo per Musicisti (fondata da Verdi nel 1896) in piazza Buonarroti 29. Il corteo impiega 11 ore a raggiungere il palazzo. Giuseppe Verdi e Giuseppina Strepponi sono sepolti nella cripta decorata in mosaico della Casa di Riposo. Il mausoleo contiene anche una targa alla prima moglie Margherita Barezzi e ai loro due figlioletti, Virginia e Icilio. Il patrimonio di Verdi ammonta a sette milioni e cinquanta lire. Di questi, metà vanno a Maria, la figlia adottiva, e l’altra metà in beneficenza. I diritti d’autore, il pianoforte Erard, la vecchia spinetta e tutti gli oggetti legati alla sua carriera musicale vanno alla Casa di Riposo per Musicisti di Milano, nella quale, per volere di Verdi, «dovranno essere ospitati cento vecchi musicisti poveri, sessanta uomini e quaranta donne».

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