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| SPECIALI DAL MONDO |
| DA ALGECIRAS AL MAROCCO - LA ROTTA DEL CRIMINE |
| Passa per il sud della Spagna gran parte delle automobili rubate in Europa
(da Polizia Moderna - Organo della Polizia di Stato) |
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Giulio Rosi (POLIZIA M.) |
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L’ultimo lembo meridionale della costa spagnola, nel tratto che va da Malaga ad Algeciras, si chiama Costa del Sol. Un vero paradiso climático per chi proviene dai paesi freddi del Nord Europa. Più di 150 chilometri di litoranea, punteggiati da rinomati centri turistici, come Torremolinos, Benalmadena, Mijas, Fuengirola e la famosa Marbella, considerata la “perla del golf”, nonchè la residenza ideale dei miliardari di tutto il mondo. La chiamano anche “rotta del crimine”, perchè la variopinta promisquità di razze, di lingue e di situazioni favorisce la mimetizzazione delle attività illecite. Da diversi anni, infatti, le cronache rivelano che lungo questo itinerario operano diverse organizzazioni mafiose, fra le quali quella russa, dedita al riciclaggio di danaro, quelle sudamericane, esperte nel traffico di droga, e quella bulgara, specializzata nel furto di automobili e nelle attività collaterali. Anni fa, vicino Fuengirola, la polizia spagnola, in collaborazione con Scotland Yard, arrestò gli autori della famigerata “rapina del treno di Glasgow”. Sempre in questa località, alcuni anni fa, le forze dell’ ordine italiane, in collaborazione con la polizia spagnola, arrestarono il mafioso Pasquale Cuntrera mentre passeggiava tranquillamente per la spiaggia dopo essere rientrato di nascosto dal Venezuela. Due anni fa – ha dichiarato Victor Olmo Barrios, Dirigente Generale della Polizia di Stato - nel pieno della città di Malaga, furono sgominate ben sette organizzazioni mafiose. Con molta frequenza giornali e televisioni locali riportano notizie di arresti di malavitosi compiuti dalla “Policia nacional” e dalla “Guardia civil”, spesso in collaborazione con le forze dell’ ordine di altre nazioni. Uno dei punti “caldi” di questa regione è alimentato dalla vicinanza della costa africana. Percorrendo la costa, lungo la statale 340 - l’arteria europea nota anche come A7, proveniente dalla Francia via Barcellona - oltre il mare si intravede nítido il Marocco. Sempre più vicino, mano a mano che si procede verso Sud. Poi, quando si arriva ad Algeciras - ultimo porto spagnolo nel Mediterráneo prima di arrivare a Gibilterra - Africa ed Europa sembrano addirittura toccarsi. Siamo arrivati alle mitiche Colonne d’Ercole, l’esile varco che collega il Mediterráneo con l’ Océano Atlántico. In questo punto, considerato la “porta meridionale” dell’ Europa verso l’ Africa, la brevità del braccio di mare che separa i due continenti favorisce qualsiasi traffico. È qui che, quasi ogni notte, approdano le fatiscenti “pateras”, vecchie carrette di mare cariche di disperati immigranti clandestini. Ed è sempre da qui, cioè dal porto di Algeciras, che il 40 per cento delle automobili rubate in Europa, oltre quelle rubate direttamente lungo la Costa del Sol, attendono nascoste in luoghi sicuri, il momento più propizio per entrare in Marocco con l’aiuto della mafia bulgara. Una volta in Marocco scompaiono nei complessi labirinti africani. Gran parte delle bande criminali sgominate dalla polizia spagnola in questi ultimi anni aveva scelto questo litorale anche per la quantità di automobili di lusso presenti nella zona. Parte dei traffici si svolge anche attraverso i porti di Almeria e di Cadice, più distanti dalla costa africana di quello di Algeciras, che detiene il primato dei passaggi illegali nei due sensi. Il fenómeno criminoso, in misura variabile, si estende pertanto a tutta la fascia andalusa confinante con il mare. Solo nella provincia di Malaga, capitale dell’ Andalusía orientale, ogni anno vengono rubate più di settemila automobili. In tutta la Spagna il numero di auto rubate annualmente, secondo una stima di qualche tempo fa superava le centomila unità. Molte di queste, circa il cinquanta per cento, vengono recuperate dalla polizia prima che lascino la Spagna. Samuel Gómez – già Capo della sezione Traffici Illeciti di Automobili, della Direzione centrale della Polizia di Madrid e considerato il maggior esperto in questo settore - ha spiegato che molto spesso le automobili rubate servono come moneta di scambio per finanziare altre attività criminali, come il traffico di hashish, la tratta delle bianche collegata all’ industria internazionale della prostituzione e perfino l’immmigrazione clandestina. Il meccanismo del furto, che ogni volta percorre un rituale quasi idéntico, viene portato a termine da un gruppo coordinato da un capo, il quale pretende dai suoi complici una disciplina ferrea. Chi sbaglia, paga, ed è facile immaginare in che termini. Del gruppo fanno parte dei basisti, che hanno il compito di scegliere gli obiettivi fra vetture nuove, di valore molto elevato e in perfetto stato. Gran parte delle automobili rubate sono i fuoristrada di lusso, buoni sia per i climi torridi del deserto, sia per quelli freddi e sia per l’utilizzazione confortevole in città. Il basista studia le abitudini dei proprietari e individua il momento favorevole per portare a termine il colpo. La disattenzione dei proprietari, spiega Samuel Goméz, è uno dei piu`frequenti complici involontari dei delinquenti. Molti furti avvengono infatti presso i distributori di benzina, quando i proprietari, una volta fatto il pieno, abbandonano la macchina con le chiavi inserite nel quadro per recarsi alla cassa a pagare il carburante. Molti furti, con análoga técnica, vengono commessi davanti alle edicole.dei giornali e addirittura da ladri in uniforme da meccánico, presso le officine della Motorizzazione spagnola nelle quali si effettuano le immatricolazioni e le revisióni annuali dei veicoli. Altre volte, la dinamica del furto richiede una maggiore organizzazione da parte delle bande criminali. Una delle situazioni di rischio si verifica quando le automobili nuove, trasportate per mezzo delle bighe, giungono presso i concessionari per essere scaricate e collocate nelle vetrine. Nel trambusto che ne deriva, i ladri, che per l’occasione indossano regolari tute simili a quelle degli autentici addetti allo scarico, si mettono tranquillamente al volante di una o più automobili e spariscono nel nulla prima che qualcuno si accorga di quanto sta accadendo. Ma anche nei gesti più semplici, che accompagnano quotidianamente i proprietari di un’automobile, può nascondersi l’occasione per favorire i malviventi in agguato. Per esempio, il segnale emesso dal telecomando a raggi infrarossi per bloccare e sbloccare la vettura, può essere intercettato entro un certo raggio d’azione e perfettamente copiato Da quel momento il veicolo viene pedinato ed alla prima occasione rubato, direttamente in garage o al parcheggio, senza la minima difficoltà. La fantasia dei ladri d’auto, soprattutto quando sentono sul collo il fiato della polizia, non conosce limiti e l’unica maniera per difendersi dai loro attacchi è la massima prudenza, considerando che si tratta di veri professionisti del crimine. La struttura delle bande mafiose dedite al furto d’auto è stata descritta da Jesús Espigares, Capo superiore della Polizia giudiziaria spagnola. Si tratta di gruppi composti da una ventina di persone con funzioni ben stabilite. Alcuni di loro si incaricano di scegliere le macchine da rubare, altri procurano chiavi ed antifurti, e altri ancora effettuano materialmente il furto. Una volta rubata la vettura, un esperto in contraffazioni provvede a creare la documentazione falsa che l’accompagnerà oltre frontiera. Quindi viene affidata ad un corriere che, se la situazione lo richiede, viene accompagnato da una donna e quanche bambino per simulare un insospettabile núcleo familiare. Il corriere guiderà l’automobile oltre confine consegnandola ad un trafficante locale che la colloca sul mercato clandestino. Quante più persone sono implicate nell’operazione, tanto maggiori sono i costi da ammortizzare. Ma anche il rischio ha una sua quotazione, pertanto i margini di guadagno devono essere elevati. La vendita, che può passare anche attraverso più di una mano, avviene ad un prezzo molto alto, anche se sensibilmente inferiore al valore di listino. Il ricavato per una operazione come questa, nel caso di macchine di lusso, può raggiungere il sessanta per cento del prezzo di listino. Tradotto in soldi il fenomeno delle auto rubate provoca ogni anno un danno economico corrispondente da un centinaio di miliardi di lire, gran parte a carico delle compagnie assicuratrici. Secondo l’ispettore capo Alfredo Marijuan, responsabile del Gruppo contro la criminalità organizzata presso la Questura provinciale di Malaga, soprattutto nei casi più frequenti di furti commessi in altre nazioni, con il successivo passaggio della vettura attraverso varie frontiere, sarà sempre più determinante il sistema chiamato Atlas, una immensa banca dati gestita in accordo tra la FBI e l’ Interpol, per ora basata sui dati di 70 Paesi, la quale permette identificazione del veicolo anche quando è stato riverniciato, grazie al riscontro di alcuni dati che la mafia non è in grado di modificare. Il passaggio delle auto rubate attraverso varie frontiere complica il lavoro della polizia. È emblematico in tal senso il caso dell’ automobile di un cittadino italiano, rubata a Londra, fatta transitare per Parigi ed esportata in Marocco passando dalla Spagna. In questo caso l’identificazione attraverso i soli documenti contraffatti risulta praticamente impossibile. Le cose stanno cambiando radicalmente con l’entrata in funzione del sistema satellitare “Galileo”, realizzato in esclusiva nell’ ambito dell’ Unione Europea ma esportabile in altri contesti, il quale permette l’immediata localizzazione dei veicoli rubati. |
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