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Incontro con l'Ambasciatore Mario Boffo
LE RELAZIONI ITALIANE CON LA REPUBBLICA DELLO YEMEN
Lo Yemen si trova in un crocevia importante per la sicurezza dell'area e l'Italia, come Paese europeo, occidentale e mediterraneo, e amico del modo arabo, è particolarmente sensibile alla sicurezza e alla stabilità del Golfo.
Giulio Rosi
Mario Boffo
Nato a Napoli il 9 giugno 1953, S.E. Mario Boffo si laurea in scienze politiche nel 1976 ed entra in carriera diplomatica nel 1978. Tra gli incarichi ricoperti, dopo essere stato assegnato alla Direzione Generale Affari Economici, dal 1980 al 1984 è a Kinshasa, quindi a Madrid. Rientrato a Roma nel 1987, presta servizio presso il Cerimoniale. Nel 1990 è all'Ufficio del Consigliere Diplomatico presso la Presidenza della Repubblica. Dal 1994 al 1998 è Consigliere presso la Rappresentanza permanente d'Italia presso il Consiglio Atlantico a Bruxelles e quindi Primo Consigliere ad Ottawa. Nuovamente alla Farnesina nel 2002 è assegnato al Cerimoniale. Dal 2005 è ambasciatore d’Italia nello Yemen. Il profondo impegno alla sua missione diplomatica non gli ha impedito di coltivare con successo la passione letteraria. Infatti ha scritto vari libri, l’ultimo dei quali intitolato “Femmina Strega”, è un romanzo ambientato a cavallo tra il periodo angioino e quello aragonese tra Abruzzo e Campania e incentrato su Caterina Cilento, figlia di una contadina bruciata come strega. Caterina stessa ha appreso le arti della stregoneria, intesa come approccio emozionale all’universo, conoscenza di rimedi naturali e arti curative, culto della natura e di simbolici numi, nonché di un concetto dell’esistenza basato sulla sensualità degli affetti, sull’istinto e sulla sintonia con le energie della natura. In questa intervista rilasciataci in esclusiva, il diplomatico traccia una suggestiva panoramica della situazione politica ed economica della Repubblica dello Yemen, soprattutto in riferimento alle molteplici relazioni esistenti con il nostro Paese.

Ambasciatore Boffo, quali sono gli interessi dello Yemen nei confronti dell'Italia? L'Italia fu il primo Paese in assoluto a riconoscere lo Yemen e a stabilire relazioni diplomatiche, firmando un trattato di amicizia buon vicinato e commercio nel 1926. Eravamo allora in Eritrea, e a Jacopo Gasparini, governatore di quella colonia, parve normale promuovere e realizzare i rapporti con quello che era il più potente e consolidato Paese della penisola arabica, appena abbandonata dagli Ottomani. Furono italiani i primi velivoli, le prime macchine industriali, i primi medici (mettemmo su il sistema sanitario yemenita). Si formarono in Italia i primi piloti d'aereo. Nei nostri confronti lo Yemen nutre lo spirito di questa tradizione, e ci considera un Paese amico con cui collaborare in tutti i settori in cui si possano esprimere capacità. Attualmente i principali settori di cooperazione sono; sanità, sicurezza, patrimonio culturale, institution building, tutela dell'ambiente (soprattutto nella famosa isola di Socotra, dove siamo i principali donatori di un progetto di sviluppo sostenibile e preservazione della natura). Lo Yemen guarda all'Italia anche per diversificare le relazioni bilaterali, in cui sono particolarmente attivi USA, Francia, Regno Unito e Germania.

E quali gli interessi dell'Italia verso lo Yemen? L'Italia sostiene la stabilità e la sicurezza dello Yemen. E' nostro interesse avere nello Yemen un interlocutore stabile, affidabile, democratico, aperto alla modernità, nonostante la forza delle tradizioni. Lo Yemen si trova in un crocevia importante per la sicurezza dell'area e l'Italia, come Paese europeo, occidentale e mediterraneo, e amico del modo arabo, è particolarmente sensibile alla sicurezza e alla stabilità del Golfo. Anche per questo, nonché ovviamente per aiutare lo Yemen su un piano di parità e mutuo interesse, abbiamo appena finanziato e dato inizio alla costruzione di un sistema di radar costieri (VTMS), fondamentale per la sicurezza della navigazione e il controllo dei traffici di un Paese dal grande sviluppo costiero. La nostra Guardia Costiera sta avviando una collaborazione con l'omologo Corpo yemenita per la gestione del sistema e per altre forme di cooperazione. Stiamo inoltre cercando di riallacciare un dialogo con lo Yemen sul terreno della grande industria strategica e siamo attivissimi in archeologia (il professor Alessandro de Maigret cura due scavi, Baraqish e Tamna, le cui scoperte permetteranno di riscrivere alcune pagine di storia dell'Arabia Meridionale sulla base di dati più certi), a Socotra (dove contribuiamo con 3,25 milioni di dollari su 5 a un importante progetto curato dall'ONU per preservare e sviluppare in modo sostenibile questo paradiso della natura), nei manoscritti e nel restauro (nostri restauratori, intenti a restaurare il soffitto della grande moschea della vecchia Sana'a, edificata quando Maometto era ancora in vita sulle macerie di Al Qalis, la precedenta cattedrale cristiana, hanno trovato quattromila pagine e pergamene coraniche, alcune del settimo e ottavo secol scoperta sensazionale!), nella medicina (curiamo un progetto sulla tutela del sangue e delle trasfusioni, altamente strategico per il sistema sanitario), nello studio dell'italiano (abbiamo una cattedra presso l'università di Sana'a)... Inoltre dovremmo avviare un progetto di cooperazione museale. Infine, l'Università "La Sapienza" firmerà nel prossimo autunno un accordo di cooperazione con l'Università di Sana'a che coinvolge molte facoltà. Esiste una Associazione di Amicizia Italo Yemenita, animata soprattutto dai tantissimi medici che si sono formati e si formano presso le università italiane...

Di quali risorse dispone lo Yemen? Petrolio, in via di esaurimento e gas, che costituisce "la" risorsa per i prossimi trent'anni. Viene estratto da una società di cui è partner la Total, francese. Purtroppo l'Italia si ritirò anni fa dal settore degli idrocarburi. Il Paese produce pesce in discreta quantità. Prodotti minori sono frutta, pellami, minerali vari, marmi e pietra da costruzione.

Ci sono residenti italiani residenti, e di che si occupano? Circa 180, per lo più di origine yemenita, eritrea o mista. Sono bene inseriti nel tessuto locale e si occupano per lo più di attività economiche, turismo, attività filantropiche, oppure sono membri di organizzazioni internazionali o dell'Ambasciata.

E altre comunità straniere? Gli europei sono rappresentati più o meno come noi. Forte la comunità somala, alimentata anche dal continuo flusso di rifugiati, e consistente la comunità eritrea. Ben rappresentate le altre comunità arabe.

Quali sono le istituzioni e le imprese italiane presenti nello Yemen?
Oltre all'Ambasciata, non vi è altro sul piano istituzionale, salvo un centro privato di italianistica e biblioteca medica fondato e retto per motivi filantropici dalla Signora Marlena Ratti e dalla sua fondazione. Da qualche giorno ha cominciato la propria attività (costruzione del VTMS sopra citato) la SELEX-SI, del gruppo Finmeccanica.

Cosa può dirci del turismo? E' già molto consistente sul PIL yemenita ed è risorsa di crescente intensità. Le attrattive sono soprattutto, e quasi esclusivamente, quelle correlate alla visita del patrimonio archeologico, naturalistico e architettonico dello Yemen. Un italiano, Maurizio Pazzelli, conduce i turisti a bordo di un veliero nel mar rosso meridionale. Un altro italiano, Marco Livadiotti, è il general manager di una grande agenzia turistica e vero punto di riferimento per lo Yemen e per la sua cultura. Alcuni esempi: la vecchia Sana'a, la città di Shibam, lo Wadi Hadramout, l'isola di Socotra... ma se ne potrebbe scrivere per venti pagine!

Cosa raccomanderebbe ai turisti italiani che volessero visitare lo Yemen? Ai turisti italiani raccomando di seguire le indicazioni del sito "viaggiaresicuri", di affidarsi a una seria agenzia turistica, di seguire le prescrizioni delle autorità, di viaggiare in gruppo e scortati, di evitare i luoghi sconsigliati. Cioè, quello che si dovrebbe fare in ogni parte del mondo. Consiglio anche di segnalarsi all'Ambasciata, all'arrivo o anche prima. Meglio registrarsi nel sito "dovesiamonelmondo", in modo da facilitare alle autorità eventuali ricerche, non necessariamente per casi drammatici. Sconsiglio vivamente il "turismo fai da te"...

Quali sono le principali attività culturali dell'Ambasciata? A parte i programmi sopra descritti, che sono ovviamente curati dall'Ambasciata insieme alla controparte yemenita, ogni tanto programmiamo qualche event il film italiano nella rassegna europea annuale, concerti di musica e canto, esposizioni... Recentemente si sono esibite la pianista Cristiana Pegoraro e la cantante Fatima Scialdone, accompagnata dal pianista Francesco bancalari, con cui abbiamo svolto un interessante parallelismo fra la canzone napoletana e la canzone sanaani (cioè della città di Sana'a), anch'essa nota nel mondo arabo oltre i confini del Paese, come accade nel mondo occidentale per la canzone napoletana. Le due scuole musicali sono inoltre unite da comuni temi e da assonanze armoniche che si riecheggiano a vicenda. Purtroppo questa, come moltissime altre attività, sono fortemente penalizzate dai progressivi tagli di bilancio alla Farnesina, che in quindici anni hanno ridotto le nostre risorse a un livello di pura sussistenza (e qualche volta nemmeno) privando la rete di ogni possibilità di azione dinamica. Sul piano commerciale abbiamo organizzato proprio quest'anno una "settimana italiana" per la promozione dei prodotti gastronomici e non della nostra terra. Alla fiera SIEX, appena conclusa, l'unico stand europeo era quello italiano, e stiamo lavorando per riportare nel Paese la grande industria italiana. Purtroppo il Paese soffre ancora di problemi che allontanano gli investimenti: mancanza di una giustizia commerciale, insicurezza degli investimenti, carenza degli interlocutori. La legislazione sta però migliorando (legge sugli investimenti, free zone di Aden). Insomma, qualche problema c'è, ma fuori viene ingigantito. Il Paese comunque migliora, e l'Ambasciata lavora anche sul tema degli investimenti. Se la situazione dei tagli finanziari continua allo stesso ritmo degli ultimi anni, ben presto l’Ambasciata nello Yemen. come tutte le altre, non potrà elaborare più nessuna iniziativa. Ne soffrirà l’economia italiana e il livello di benessere degli italiani, i quali non sempre si rendono conto dell’importanza strategica della rete diplomatica per l’economia di un Paese.

Prospettive del made in Italy e prodotti che potranno avere successo in futuro? Industria di alta tecnologia, prodotti di fattura elegante e raffinata per la ristretta élite economica, macchine industriali e impiantistica industriale, prodotti innovativi, qualche prodotto gastronomico. Su tutto il resto, i cinesi la fanno da padroni. Sarebbe interessante se si stabilissero qui investimenti italiani per la pesca e relativa lavorazione e per la lavorazione ed esportazione del caffè yemenita, che è di qualità superiore.

Quali prodotti italiani vengono importati? Alimentari (pasta, pomodoro in scatola), macchine elettriche e meccaniche e pezzi di ricambio, pellami lavorati.

Che cosa piace agli yemeniti dell’Italia? Tutto quello che sanno e soprattutto quello che non sanno. Ci conoscono anche loro per lo più attraverso i noti stereotipi, anche positivi. Ma le persone più avvedute ci apprezzano anche per la nostra industria, che è stata qui ben conosciuta e si sta cercando di rilanciare, per i nostri medici, che hanno tanto qui operato, per la cultura, di cui non tutti sanno molto ma sanno che c’è, per il gioco del calcio (ai mondiali, Italia-Germania, tutti per l’Italia; Italia-Francia: tutti per la Francia... ma solo perché erano tutti arabi o musulmani...). Alcuni italiani, come il medico Cesare Ansaldi (che scrisse quello che forse è il più bel libro sulla storia, i miti e i costumi dello Yemen fra 1l 1929 e il 1932 – “Il Yemen nella Storia e nelle Leggende”), l’Ambasciatore Amedeo Guillet (che – dopo un passato glorioso come ufficiale di cavalleria in Abissinia – fu il primo ambasciatore italiano nello Yemen nel dopoguerra e divenne amico, confidente e consigliere dell’Imam, o monarca, Ahmed), Mario Livadiotti, padre di Marco (medico che curò attorno all’inizio degli anni sessanta, in piena rivoluzione, gli ultimi Imam e i primi Presidenti e divenne anche lui punto di riferimento sociale, se non politico, per popolo e autorità), sono diventati personaggi della storia dello Yemen, e tutti, entro la generazione attualmente matura, se li ricordano. Il giudice Abu Rijal, presidente degli Archivi nazionali, nato nel 1926, insieme alle relazioni bilaterali, mi ha detto che tutto quello di cui si ricorda della propria adolescenza e giovinezza è italiano i medici? italiani. Gli aerei? italiani.... e così via.

Esiste una scuola di italiano? Del corso universitario, abbiamo già detto. Stiamo cercando di aprire anche una scuola per bambini, che nelle nostre speranze dovrà poi alimentare la leva per gli studi universitari. Per connessione di argomento, segnalo che vi sono eccellenti scuole di arabo, frequentate da molti giovani europei e americani, fra cui molti italiani.

Ed ora due parole sul Mario Boffo scrittore. Il suo ultimo lavoro letterario ha un titolo inquietante, solo apparentemente anacronistico, ma in realtà sempre attuale: Femmina Strega. Perchè questa scelta? Volevo scrivere qualcosa sul mondo femminile, tema che mi interessa enormemente, al di là dell’ovvia attrazione fra i sessi. In che consiste il principio femminile dell’universo, quale contributo ha dato, ha cercato di dare, potrà dare alla società e alla storia... Volevo poi scrivere la storia di una donna e del suo confronto con l’uomo maschio. La mia Caterina è una femmina estrema (come erano in fondo le streghe) e si imbatte in un uomo estremo, o meglio. estremamente legato e inserito nella società costituita di stampo maschile (l’inquisitore). Nelle mie intenzioni non si tratta di una banale storia di caccia alle streghe, ma di uno studio letterario del confronto fra due mondi incompatibili: quello della natura femminile, custode delle emozioni, dell’istinto, della solidarietà e inserito profondamente nella natura, e quello maschile, costruttore di città e istituzioni e distruttore della natura e delle emozioni a favore di una spesso fallace razionalità.

Chi è oggi la strega e chi l’inquisitore? Siamo tutti inquisitori e tutti streghe. Saranno le nostre scelte, o le circostanze casuali della vita, che ci metteranno sull’uno o sull’altro fronte.

Quale sarà il suo prossimo libro? In verità saranno due, entrambi in preparazione: uno sullo Yemen, ma visto in modo originale. E un altro su uno scacchista italiano del XVI secolo.... ma di questo parliamo un’altra volta....

Nelle foto a lato: l'ambasciatore con i suoi figli e durante una cerimonia ufficiale in ambasciata.
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