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Incontro con il personaggio
CURRY VALENZUELA: SONO MOLTI PIÙ DI CENTO!
La famosa giornalista-scrittrice andalusa, rivela cosa pensa della politica spagnola e dei personaggi che stanno affondando la Spagna
Paola Pacifici
Curry Valenzuela durante il programma tv su Tele Madrid

Accanto ad una brillante carriera di giornalista che l’ha portata in tutte le parti del mondo e che viene coronata attualmente dalla conduzione di un famoso programma televisivo su Tele Madrid intitolato “Alto e chiaro”, Curry Valenzuela è salita ultimamente alla ribalta della cronaca per il successo del suo libro “I cento personaggi che affondano la Spagna”. Un lavoro che, attraverso l’ironia e il senso dell’umorismo, disseziona i personaggi della politica, della cultura e soprattutto, come lei stessa ammette, della sinistra. L’opera è stata presentata recentemente anche a Marbella, alla presenza del presidente del Partito Popolare dell’Andalusia, Javier Arenas. In questa intervista, la giornalista-scrittrice andalusa rivela alcuni aspetti inediti della sua estroversa personalità.

 

-Quando e perchè nasce l’idea di scrivere “I cento personaggi que affondano la Spagna”?

Volevo fare un inventario di quello che mi piace della Spagna. E da giornalista che sono mi sembrò che la maniera migliore per farlo fosse quella di raccontare alla gente quello che non mi piace, attraverso i personaggi più famosi che fanno del tutto per affondare la Spagna.

-Sei sicura che siano solo cento?

No, infatti sono moltissimi di più. Però non perdiamo la speranza: quelli che vogliamo salvare la Spagna siamo molti di più.

-La Spagna attraversa una fase politica molto difficile. Quali sono secondo te i problemi più importanti e urgenti da risolvere?

Il più urgente sarebbe senza dubbio quello di avere un Governo, non importa di che segno, che dedichi le sue energie preparandosi ad affrontare la crisi economica che si avicina, e a gestire bene le risorse di cui disponiamo per migliorare l’Educazione, che è uno dei deficit più importanti che abbiamo; poi a gestire la Sanità, a mettere un freno all’immigrazione illegale e, infine, che si dedichi a governare seriamente invece di creare problemi o discutere sulla identità della Spagna come nazione.

- In quanto malaghegna, come ti piacerebbe il futuro economico e sociale dell’Andalusia, affinchè possa considerarsi veramente europea?

Mi piacerebbe molto se l’Andalusia potesse uscire dalla sua arretratezza. Mi vergogno nel pensare che, indipendentemente dalle sue risorse e della sua gente, la mia regione stia al penultimo posto fra le Comunità Autonome come reddito individuale e al primo posto come fallimento scolare. Però temo che questi desideri siano solo un sogno.

- Quando, parlando di Roca, dici che fu “tanto cattivo come glielo lo lasciarono essere” a che ti riferisci? Ossía, a parte i membri della Giunta Comunale, chi sono gli altri responsabili di quanto è successo a Marbella?

Non credi che se la Giunta dell’Andalusia avesse voluto, non si sarebbe verificata la corruzione urbanistica degli ultimi quindici anni?

- Quale è stata la reazione dei personaggi che ha citato nel libro?

Non ne ho idea. Credo che Sabina si sia infastidito. Comunque nessuno di loro era mio amico, nè da parte mia c’è alcuna voglia di esserlo, per cui non mi sto perdendo nulla.

- Sei abituata a parlare “forte e chiaro”, come il titolo del tuo programma su Tele Madrid. Pensi che ciò sia sufficiente?

Sono una giornalista di razza e quindi so dire solo quello che ritengo sia vero e quello che penso di quanto succede intorno a me.

- È rimasto nella penna qualcosa che non dici nel libro?

Sì. Mi piace parlare “forte e chiaro”, pesò non sono una suicida. Uno non si può mettere sempre contro tutti.

- Chi è secondo te un intellettuale?

Qualcuno che dedica gran parte del suo tempo a pensare il perchè delle cose che facciamo, viviamo, godiamo o soffriamo senza spiegarcene le cause.

- Quanto e come l’Eta danneggia l’immagine della Spagna?

È difficile spiegare fuori dei nostri confini perchè nel momento in cui l’Eta si trovava messa all’angolo dentro e fuori della Spagna, un Governo si sia dedicato ad offrire delle concessioni ai terroristi. D’altronde questo Governo ha smesso di essere considerato affidabile in molti ambienti, buona parte del mondo non si è resa conto di questa miseria.

- Come corrispondente da molte pàrti del mondo, quale è il Paese che più ti lasciato qualcosa dentro?

Gli Stati Uniti. Noi europei non sempre ci rendiamo conto sono la terra della libertà e delle opportunità. Però è così. Considerato che dobbiamo vivere per forza sotto l’influenza di un impero, cosa inevitabile in qualsiasi momento storico, credo che noi siamo molto fortunati di vivere nell’era dell’impero nordamericano.

- Quale immagine della Spagna ritieni che abbia oggi il mondo?

Sotto il profilo politico certamente peggiore di quattro anni fa. Per fortuna mi sembra che le imprese spagnole continuino a guadagnare terreno da ogni parte. Fa piacere vedere Zara nell’angolo più bello della Quinta Strada di New York, e la torcia rossa del Banco Santander in tutte le parti di Londra. Probabilmente questo  dimostra che siamo un grande paese con un cattivo governo.

- Come definiresti la Spagna?

Come un paese che non sa dove va, ma nel frattempo la gente gode moltissimo.

- Come ti piacerebbe che fosse domani la Spagna?

Mi piacerebbe che fosse l’ottava potenza mondiale in ricchezza economica e come comportamento democratico. Ma temo che la realizzazione del secondo punto tarderà molto più di quella del primo.

- In una democrazia matura, come pretende di essere la Spagna, ti sembra normale che si vada alle urne il giorno dopo un massacro come quello dell’11 marzo, quando il mondo si aspettava una reazione democratica di tutte le forze politiche contro i terroristi?

Siamo l’unico paese del mondo in cui una buona parte della popolazione è capace di incolpare il suo Governo di un attentato terrorista. So che si tratta di una cosa impossibile a capirsi fuori della Spagna. Temo che questo dimostri che non siamo una democrazia matura.

- Dopo aver parlato della giornalista-scrittrice, incontriamo la Curry di ogni giorno: cosa fai quando hai del tempo libero?

Il tempo libero mi anoia e quando ne ho fuggo da Madrid. Mi piace passeggiare in riva al mare nel Rincon della Vittoria, o lungo la Valle del Tajuña, dove posseggo una piccolo casale che è il mio rifugio. Mi piace cucinare per gli amici, condividere con loro un giorno all’aria aperta, farci una partita a tressette... e non parlare di politica.

- Conosci l’Italia?

La conosco, però mi piacerebbe conoscerla meglio. La regione che preferisco è la Toscana.

- Come sai in Spagna risiedono più di centoventimila italiani. Solo nella provincia di Malaga sono oltre diecimila. Essi rappresentano una delle moltissime etnie che vivono e lavorano qui. Come deve essere una buona politica economica per gli investitori stranieri?

Per attirare ed aumentare gli investimenti stranieri, un Governo deve creare un clima di fiducia, tanto economica quanto politica. Quello che deve fare per gli stranieri è lo stesso che deve fare per gli spagnoli, ossia restituirgli sotto forma di servizi efficienti i soldi que pagano per le tasse.

-Che libri ti piace leggere?

Leggo molto. Adesso, con questa polemica della Memoria Storica, mi sto rileggendo cose della Guerra Civile. Mi piace molto la narrativa nordamericana attuale e quasi per niente quella spagnola di oggi. Però mi piace quella di epoca anteriore. Il mio scrittore favorito è Pérez Galdós.

- Quale musica ami di più?

Quella di Brahams e qualsiasi cosa cantata da Pavarotti.

- Che cosa ti fa arrabbiare?

Il settarismo e l’intolleranza.

- Cosa ti emoziona di più?

Niente come l’esperienza di aver avuto un figlio.

Una tua qualità e un tuo difetto?

Il difetto, essere troppo impaziente. La qualità, essere una persona ottimista.

- Ritorniamo al professionale. Come deve essere il giornalista del 2008?

Come quello di sempre. Con molto rispetto per i fatti e molta libertà di esprimere le proprie opinioni.

- Se esistesse, come dovrebbe essere un politico perfetto?

Non esiste il politico perfetto, perchè ogni paese ed ogni momento necessitano di una persona differente. A me, adesso, in Spagna, basterebbe che mi governassero con il buon senso, senza creare altri problemi rispetto a quelli che esistono, e con un livello di competenza accettabile. Questo è il minimo!

- Quale è la cosa che maggiormente piace agli spagnoli, e quella che piace di meno?

Siamo troppo diversi da regione a regione per poter dare una risposta generale. Per quanto riguarda gli andalusi, quello che più gli piace è godersi la vita e quello che gli piace di meno è andare a letto presto.

- Qual’è il futuro per i giovani?

Dipende dall’educazione che ricevono. Un giovane con un eccellente curruculum, una buona cultura e la conoscenza di varie lingue, ha un futuro assicurato. Un giovane uscito da una scuola pubblica andalusa di oggi, ha un futuro incerto. È un peccato, ma il sistema educativo spagnolo è quello che offre i peggiori risultati d’Europa. E quello andaluso è il peggiore della Spagna.

- E quale futuro aspetta la donna?

Straordinario, stando a quello che è cambiato negliultimi trent’anni. Se continua così lasceranno gli uomini molto indietro.

-Se fossi ministra, quale ministero sceglieresti?

Non potrei essere ministra. A parte il fatto che non rientra nei miei desideri, nessuno offrirebbe un posto di ministra a una persona che va in giro dicendo sempre ciò che pensa.

- Nel prossimo libro saranno 200,  o più?

Cambierò argomento. E spero di sorprendervi ancora una volta.

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