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L’incontro del Papa in Sinagoga con il Rabbino Capo di Roma
RICCARDO PACIFICI, PRESIDENTE COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA,”ABBIAMO FATTO LA COSA PIÙ GIUSTA”
Abbiamo messo sul tavolo, senza nessuna ipocrisia, fuori dalle convenzioni e dai convenevoli della diplomazia, con molta sincerità, quello che pensavamo nel bene e anche nel male.
Il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, accoglie il Papa davanti alla Sinagoga

 

 

 

Intervista di Paola Pacifici

 

Presidente, la Comunità ebraica aspettava questo evento, quale è stata la sua reazione?

 

Ci sono stati diversi tipi di reazione, chi era scettico, chi era contrario, e chi immaginava . nonostante le perplessità, che era un atto che andava comunque fatto, perchè  i momenti dell'incontro  consentono di rompere il ghiaccio e di superare gli ostacoli, che ce ne sono e non possiamo né da una parte né dall''altra di fermarci, ma di andare avanti  mandando segnali non solo   durante  gli incontri fra le autorità,  per il dialogo interreligioso,  quanto per dare una percezione molto forte ed emotiva alla gente. Sotto questo profilo a noi come a loro,  qui ne rivendichiamo tra virgolette” la vittoria” che, nonostante le perplessità e i forti dubbi,   immaginavamo quello che poi è successo, un incontro che dal punto di visto di calore, di forza  di comunicazione, di eco nel mondo,  la rassegna stampa internazionale ne è testimone, è stato incredibile. Torno adesso da New York,  e non c'era giornale del mondo ebraico che non dedicasse l'apertura a questo evento. Siamo convinti che abbiamo fatto la cosa più giusta mettendo sul tavolo, senza alcuna ipocresia, fuori dalle convenzioni e dai convenevoli della diplomazia,con molta sincerità  quello che pensavamo nel bene e  anche nel male.

 

Nel 2010, il mondo vuole la chiarezza, vuole dei segnali, quali sono stati e quali saranno?

 

 Nessuno di noi è  in grado di cambiare, mandare indietro le lancette dell'orologio  per quello che è successo nel passato. Quello  che è successo è successo. Possiamo avere giudizi positivi o negativi, alcuni saranno condivisi, giudizi diversi ma rispettandosi  l'uno con l'altro riguardo  al giudizio dato,  mi sto riferendo alle note vicende sul silenzio di Pio XII. Possiamo però cambiare le lancette del presente e del futuro. Solo con le azioni di oggi e con le ricadute  nel domani, possiamo fare qualcosa di diverso dal passato, certamente in contesti  diversi, ma con un segnale che arrivi al cuore della gente. In un'epoca in cui, rispetto all'86, è cambiata la comunicazione, la capacità di mobilitazione sia di quelli favorevoli sia dei contrari, è cambiato tutto nella percezione.In un   mondo globalizzato  non si può più eludere nulla, i convenevoli non bastano, ci si può parlare con estrema sincerità . Credo che l'entusiasmo che abbiamo visto, soprattutto  nella nostra comunità,  e credimi che non abbiamo ricevuto una sola lettera di protesta, lo testimoni. Anche coloro che erano scettici  e coloro che avevano deciso di non venire, nonostante  avessero  ricevuto l'invito, hanno detto che è stato un grande evento, hanno apprezzato quello che abbiamo detto e  la  chiarezza. Forse temevano che  ci facessimo ingessare,  non è accaduto e, credo di parlare anche a nome del Rabbino Capo, ne siamo orgogliosi .

 

I punti salienti del tuo discorso a  che cosa e a chi  sono  stati rivolti?

 

Una cosa non è stata messa in evidenza da nessuno,e mi piacerebbe cominciare a  farlo con te e con il tuo giornale. Dopo la guerra la Comunità distrutta aveva a Roma 3 Sinagoghe operative. Nel 1986 erano 7. Oggi sono quindici. .Il senso di appartenenza alla Comunità non è più solo un fatto simbolico, o di tradizione famigliare. Gli  iscritti la vivono e partecipano. Abbiamo una  forte  crescita, fino al 40% di bambini che frequentano la Scuola ebraica. È un dato molto importante e si riallaccia alla conclusione del mio intervento,dove  dico che nella diversità è necessario rafforzare la conoscenza  delle  tradizioni.Solo essendone  forti , sicuri, consapevoli, si è in grado di confrontarsi. Spesso la paura, il sospetto, il pregiudizio sono alimentati  dalla mancanza di conoscenza delle proprie tradizioni. Vale ancora di più per il mondo cristiano cattolico perchè solo quando al suo interno si  ha una forte consapevolezza delle proprie tradizioni ci  si  confronta  meglio con i “diversi”, aperte e chiuse virgolette. La Comunità è cresciuta molto, la  gente è più rigorosa, non solo nell'idea di mandare i figli all'unica scuola ebraica, che ha 1300 alunni provenienti  dai luogi più disparati della città e da fuori Roma, ma nella frequentazione delle Sinagoghe non è solo come  atto di preghiera,ma  partecipando a  lezioni, a momenti di aggregazione anche  ludica.  Questo porta a un maggior rispetto dei precetti e ad una migliore identità. Solo conoscendola possiamo sentirci forti, non nel senso di  sfida, nei confronti delle diverse etnie e religioni.. Su questo terreno comune,i ebrei e cristiani hanno molto da  lavorare, per affrontare  con maggior saggezza la sfida del domani.  

 

 

Presidente, come hai spiegato questo evento ai tuoi  figli?

 

Mi fai una bella domanda. Erano  arrabbiati con me perchè  mi hanno visto poco fra riunioni e  confronti per placare gli animi di scettici e  arrabbiati.  Michal, Reuven, Aron,  Gabriel è ancora troppo piccolo, erano molto sorpresi, non comprendevano che ci facesse  un Papa in una Sinagoga. .Ho spiegato che dobbiamo  farci conoscere  e   avere rispetto l’uno dell'altro. Ê la  base dell'educazione che dò ai miei figli. Durante  il Natale, che noi non festeggiamo,non bisogna guardare con scetticismo chi lo festeggia, non farsi tentare dal fascino, che comunque attira  i bambini, ma essere rispettosi delle simbologie degli  altri. Siamo una minoranza e conosciamo il ruolo di una minoranza, che certamente ha pari diritti, ma  deve anche  rispettare  la maggioranza e le sue festività. Come sai, ho iniziato e concluso il mio discorso dicendo che “lo dobbiamo ai nostri figli”, per costruire una società tollerante,  tollerante ma che non si appiattisca, che non si omologhi. In questo senso con il  mondo cattolico molti passi sono stati fatti.   Oggi il mondo cristiano si ritrova, è questo è un'altro passaggio  sottolineato del mio discorso, a  doversi confrontare da minoranza  non solo con l’idea di non essere rispettato, ma soprattutto di essere perseguitato, e  su questo credo che  non ci sia  sufficente energia neanche negli alti vertici del Vaticano ad imporsi. Le motivazioni le dovranno  dare loro e non noi;  imporsi più che altro per sensibilizzare l'opinione pubblica. Tornando da New York, in aereo, leggevo su  un settimanale italiano  la mappatura delle  condizioni delle comunità cristiane nel mondo: è terrificante! Abbiamo il dovere di fare una battaglia comune, perchè solo attraverso la libertà dei cristiani siamo in grado di aiutare le popolazioni di quei paesi, a maggioranza non cristiana, a liberarsi da despoti tiranni oscurantisti. Come lo  abbiamo fatto negli anni '80 contro l'apartheid in sud Africa e contro l'ideologia comunista nell'Unione Sovietica.Uno dei primi elementi  della tirannia dello stalinismo è stata proprio la privazione della libertà religiosa.

 

Dopo i discorsi, che sono intenzioni, ci sono i fatti; tu batti molto su questo, cioè alzarsi e fare, ma come?

 

Due sono i terreni su cui muoversi: uno sulle richieste che abbiamo fatto, alle quali sono cominciate ad arrivare  delle risposte, con colloqui privati con il Rabbino Capo, sulle  sorti dei bambini  orfani della Shoah  che erano nei conventi  e  fare emergere  cosa è successo, sapere chi sono i genitori, con totale trasparenza. Non possiamo tornare indietro, ma la  verità è dovuta. Il secondo è legato agli archivi della seconda guerra mondiale, per  avere un giudizio preciso su quanto avvenuto nel  pontificato di Pio XII. Attenzione,  non solo durante la guerra, e questo lo dico in modo molto severo, ma  anche  dopo.  Pio XII è stato il Pontefice del dopoguerra,  non poteva non sapere degli ebrei rifugiati, così come è successo a mio padre, e non poteva non sapere dei   criminali nazisi che trovarono rifugio nei conventi, a Roma e in Alto Adige, con un lasciapassare  per la libertà, che  hanno trovato  in sud America. Se c'era la pietà verso i criminali nazisti, vuol dire che la Chiesa non si e`schierata contro il nazismo,  Su questo abbiamo necessità di chiarimenti. Perchè lo hanno fatto? Che prezzo gli è   stato  pagato, in soldi o  a livello politico?Quale era il beneficio di Pio XII e di tutta la Chiesa nel dopoguerra, quando non c'era più nessun rischio?. Lo  ho espresso molto forte nel mio discorso,.vogliamo sapere la verità attraverso i diari minuziosi dei conventi, ne conosciamo alcuni e quindi  parliamo a ragion veduta. Attraverso  la verità riusciremo a guardarci negli occhi.  Poi  la richiesta,  del  patrimonio  culturale ebraico, che è immenso, dove è? Non lo rivogliamo indietro, magari,!, ma   farlo conoscere al vasto publico,. Sono il fondatore dell “'Associazione Figli della Shoah”, e nel consiglio di amministrazione del museo, quindi non posso  essere frainteso se dico che gli  ebrei non sono solo  “il popolo delle Shoah”, che è stata la sua più tragica esperienza.  Vogliamo farci conoscere, tornare nelle scuole non solo come testimoni della Shoah, ma parlando di  come viviamo, cosa facciamo, cosa  non mangiamo e mangiamo. Siamo pronti giorno dopo giorno a fare la nostra parte ad aprirci, sentiamo che non esiste più un clima di ostilità non solo da parte delle istituzioni, ma anche della gente.  I fenomeni di antisemitismo e dell'intolleranza sappiamo come  contrastarli, perchè non ci sentiamo più soli. 

 

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