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| Una sconvolgente parentesi di lecita sfrenatezza, di costumi e di comportamenti. |
| LE ANACRONISTICE SUGGESTIONI DEL CARNEVALE DI VENEZIA |
| Sono passati quasi 900 anni dalla sua prima edizione, ma a Venezia il Carnevale è sempre di moda e attualissimo. Difficile non restare affascinati dall’atmosfera di questa grande festa che richiama gente e interpreti da ogni parte del mondo e per chi ama fotografare sarà difficile trovare un altro “palcoscenico-studio” dove i soggetti sono così disponibili ad assumere pose. |
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| Il fascino del Carnevale nella preziosità delle maschere |
Servizio di Franco Salussolia
È una sconvolgente parentesi di lecita sfrenatezza di costumi e di comportamenti. Un palcoscenico dove l’esibizionismo diventa un obbligo, dove la recitazione nasce spontanea. Ma è anche una delle manifestazioni più famose ed ammirate, anche perchè si inquadra nella cornice immortale, anacronistica e paradossale di Venezia.
Ricco di storia, di suggestioni e di tradizione, il Carnevale di Venezia ha risvegliato l'interesse dei suoi abitanti e soprattutto dei moltissimi turisti grazie all'apprezzato cocktail di trasgressione, arte, storia e cultura che è in grado di offrire. In una città unica al mondo.Durante i giorni di Carnevale Venezia è un fiorire di iniziative e di spettacoli, da quelli improvvisati sulla pubblica via da numerosi artisti di strada, a quelli pianificati dagli organizzatori. Ogni anno viene individuato un tema centrale che funge da filo conduttore e che viene sviluppato sotto i vari punti di vista, da quello più culturale a quello più prettamente spettacolare. Il cuore della festa resta Piazza San Marco, dove sorge un grandioso palco, ma esistono molti eventi decentrati, anche per evitare eccessivi intasamenti in una città in cui la circolazione è esclusivamente pedonale. Il Carnevale affonda le sue radici in più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei culti dionisiaci. A Venezia il Carnevale durava alcuni mesi, con feste pubbliche e private, fuochi artificiali, spettacoli di strada, balli sfarzosi, gioco d'azzardo. Ciò contribuì a creare l'immagine di Venezia come città dedita al divertimento.Nel suo ultimo secolo di vita, la Repubblica sembra concentrata solo sugli aspetti frivoli della vita. In quel periodo, il Carnevale, con le sue feste, i suoi spettacoli, le sue maschere, i suoi teatri, attira turisti da tutta Europa, desiderosi di vivere quell'atmosfera magica ed effervescente.La stagione teatrale a Venezia era la più ricca d'Europa grazie ai numerosissimi teatri operanti in città: nel Seicento ce n'erano ben 16. Ampio e vario è il programma oggi offerto dai teatri Goldoni e Malibran. E finalmente, nel 2003, anche la Fenice, dopo un lungo restauro, è tornata a ospitare spettacoli di prim'ordine come d'altronde ospita il Toniolo in terraferma.La città, negli ultimi giorni di Carnevale, pullula di persone in maschera che allegramente invadono calli e campielli. Si vede sfilare di tutto, dalle statiche e fredde dame del Settecento ai più ingegnosi costumi moderni. Piazza San Marco e i principali campi della città si offrono come straordinario palcoscenico. “Buongiorno Siora Maschera”, lungo le calli, per i canali e nei listoni era questo il saluto: l’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più, si entrava a far parte della Grande Illusione del Carnevale in un posto, unico al mondo, dove tutto può accadere, dove ogni scorcio non cessa di incantare. Gli artigiani che fabbricavano maschere erano chiamati maschereri fin dal tempo del Doge Foscari e possedevano un loro statuto datato aprile 1436. Appartenevano alla frangia dei pittori ed erano aiutati nella loro professione dai targheri che imprimevano sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con dovizia di particolari. La maschera non veniva utilizzata solo durante il periodo di Carnevale ma in molte occasioni durante l’anno. La maschera era permessa il giorno di Santo Stefano che sanciva la data di inizio del Carnevale veneziano e fino alla mezzanotte del Martedì Grasso che concludeva i festeggiamenti per il Carnevale. La maschere erano permesse durante i quindici giorni dell’Ascensione e alcuni, con particolari deroghe, le utilizzavano fino a metà giugno. Inoltre, durante tutte le manifestazioni più importanti come banchetti ufficiali o feste della Repubblica era consentito l’uso di Tabarro e Bauta. La Bauta non era utilizzata soltanto nei giorni di Carnevale, ma per i veneziani era un travestimento sfruttato in molte occasioni. La Bauta è composta da un manto nero chiamato tabarro, un tricorno nero che si indossava sul capo al di sopra del tabarro e una maschera bianca chiamata Larva (il nome Larva deriva dal latino e vuol dire “fantasma” o anche “maschera”). Le donne indossavano, generalmente, un altro modello di maschera noto quanto la Larva e chiamato Moretta. Era una maschera ovale di velluto nero e veniva utilizzata dalle dame quando si recavano a fare visita alle monache. La moda della Moretta importata dalla Francia si diffuse velocemente a Venezia in quanto è una maschera che dona particolarmete ai lineamenti femminili soprattutto quando viene ornata da veli, velette e cappellini a falde. La Moretta era una maschera muta poiché la si portava tenendo in bocca un bottoncino, all’interno, all’altezza della bocca. Durante il Carnevale i Veneziani si concedevano trasgressioni di ogni tipo e la Bauta o la Moretta erano utilizzate per mantenere l'anonimato e consentire qualsiasi gioco proibito, sia da parte di uomini che da parte di donne. Anche i preti e le monache approfittavano delle maschere per celarsi e trasgredire compiendo fughe amorose o “multas inhonestas”. Il tabarro era composto da una mantellina che raddoppiava sopra le spalle, poteva essere di panno o di seta secondo le stagioni, bianco o turchino, scarlatto per un'occasione di gala, a volte decorato con fronzoli, frange e fiocco "alla militare". Era molto usato anche dalle donne, scuro d'inverno e bianco d'estate. Il tabarro era, spesso, utilizzato per nascondere armi proprio per questo vennero emanati molti decreti per impedire alle maschere di utilizzare il mantello per scopi non proprio ortodossi e soprattutto pericolosi. Coloro che venivano colti in flagranza di reato andavano incontro a pene molto pesanti: per gli uomini la pena era di due anni di carcere, il servizio per 18 mesi nelle galere della Repubblica Serenissima, il pagamento di 500 lire alla Cassa del Consiglio dei Dieci. Le donne, spesso meretrici, che venivano trovate in maschera venivano frustate da Piazza San Marco a Rialto (un bel tratto di strada), poste in berlina tra le due colonne di Piazza San Marco e venivano bandite per quattro anni dal territorio della Repubblica Veneta e anch’esse erano costrette al pagamento di 500 lire alla Cassa del Consiglio dei Dieci. L’elenco dei decreti procede di pari passo a quello dello svolgersi, annuale, del Carnevale. Di volta in volta viene aggiunta una proibizione: vietato recarsi in maschera all’interno dei luoghi sacri, vietato mascherarsi in abiti religiosi, vietato ballare in pubblico al di fuori dei giorni stabiliti per la festa del carnevale, vietato portare maschere nelle case da gioco, espediente che, spesso, veniva utilizzato da quanti volevano mantenere l’anonimato o non farsi riconoscere dai creditori. Ma esisteva anche il rovescio della medaglia: nel 1776 venne emanata una legge per proteggere “l’onore di famiglia” che obbligava le dame a recarsi al teatro con una maschera, ma la maschera era proibita alle fanciulle in attesa di sposarsi. I temi del Carnevale dall’anno della sua rinascita, alla fine degli anni Settanta, hanno frequentemente riguardato Il Viaggio, l’incontro di Culture diverse in una sorta di zona franca come può essere considerata la città di Venezia. Nel 1982 un gemellaggio con la città di Napoli porta all’incontro tra Pulcinella e Arlecchino, le due maschere della Commedia dell’Arte che esasperano, facendo diventare maschera, il carattere del veneziano e quello del napoletano. Nel 1984 è stata la volta di “Venezia e gli Stranieri”, il 1985 ha visto il gemellaggio tra Parigi e Venezia, due tra le città più famose del mondo e due delle mete più ambite da parte dei viaggiatori che hanno sempre sognato di legare alle due città almeno una delle immagini della loro vita. Nel 1994 il tema è stato quello dell’Oriente e delle Cineserie. Nel 1998, il Carnevale fu dedicato a Giacomo Casanova per ricordare il bicentenario della sua morte: periodo naturalmente caro a Casanova, il Carnevale con il suo spirito raffinatamente culturale e licenzioso, cosmopolita e libertino, tipico degli ambienti di fine Settecento, è senza dubbio il periodo migliore, anno per anno, per ricordare il celeberrimo avventuriero veneziano.
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