home foto contattaci colophon Mondoitaliano - RSS
INTERVISTA AL PRESIDENTE MARCO PIZZI
“LA CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA A MADRID È UNA REALTÀ STORICA A LIVELLO EUROPEO E MONDIALE"
Non c’è un prodotto italiano che non possa essere commercializzato in Spagna, il 75% dei macchinari per la raccolta di olive sono italiani”.
Marco Pizzi, presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana in Spagna

Coordinatore delle Camere di Commercio italiane dell’area Europa. ”La Camera di Commercio italiana di Madrid è una realtà storica a livello europeo e mondiale, è una delle più vecchie - dice il Presidente - Vogliamo offrire servizi che siano all’altezza della Camera, riconoscere il vero ristorante italiano - dichiara Marco Pizzi - La Camera è un moltiplicatore di contatti, ti accompagna e ti segue in tutta la fase contrattualistica. Non c’è un prodotto italiano che non possa essere commercializzato in Spagna, il 75% dei macchinari per la raccolta di olive sono italiani”.

 

 

Presidente, quale è la struttura delle Camere di Commercio italiane all’estero? Le Camere di Commercio ufficiali, riconosciute dallo Stato Italiano, oggi sono 75 e sono riunite nell’Assocamerestero, che è formata al 50% dalle Camere di Commercio italiane all’estero e al 50% da Unioncamere. L’organo di governo è formato in modo paritetico da consiglieri di Unioncamere, con attenzione a quelle Camere che seguono particolari progetti di internazionalizzazione delle imprese sul loro territorio. Le Camere italiane all’estero sono rappresentate dai 7 rappresentanti di area geografica (Europa, NAFTA, Australia, Asia- Sud Africa, Mercosur, Centro America, Mediterraneo) ed altri due Presidenti eletti dall’Assemblea Generale. L’area geografica più “ pesante” è la europea che è composta da 27 Camere, le quali esprimono il loro rappresentante che per il triennio è anche il coordinatore delle Camere dell’area Europa, nonché rappresentante nel Consiglio di Amministrazione di Assocamerestero. Nell’ultima convention mondiale di Salerno i presidenti delle altre Camere di Commercio ufficiali italiane, la parola ufficiali va sempre sottolineata perché ogni tanto compaiono Camere che “ufficiali” non sono, mi hanno votato e quindi per il prossimo triennio “me tocca”.

 

Parliamo della Camera di Commercio italiana a Madrid? È una realtà storica anche a livello europeo e mondiale, una delle più vecchie Camere. Si discute se abbiamo 100 oppure 95 anni, le prime testimonianze risalgono al 1910 , ma i primi documenti sono del 1914, quindi avremmo 95 anni, comunque il riconoscimento ufficiale dal Governo Italiano risale al 1919. Lavorando con molta serietà, dal 2005 La Camera ha quadruplicato il suo fatturato e il suo volume di attività. Ha ottenuto il riconoscimento di operatori spagnoli, siamo un soggetto credibile, di sostegno ed appoggio a tante associazioni e a tanti enti spagnoli. Abbiamo uno straordinario rapporto con le Camere di Commercio spagnole, con la CEIM (Confederacion Empresarial de Madrid), con la CEOE (Confederacion Española de Organizaciones Empresariales), tutte le volte che hanno a che fare con qualcosa dell’Italia ci coinvolgono. Il rapporto è eccellente anche con il Reino de Aragón, con gli enti di promozione in Asturia e nelle altre regioni, con i vari patronati del turismo, perché facciamo da ponte con le loro interfacce italiane. Siamo diventati molto credibili anche per l’industria italiana presente in Spagna, nel nostro Consiglio di Amministrazione, sono rappresentati molti grandi gruppi italiani e questo ci dà grande soddisfazione perché ci sentiamo il centro della business community italiana a Madrid. Abbiamo fra i nostri soci anche importantissimi gruppi spagnoli che guardano all’Italia con interesse o che operano con l’Italia, come Gas Natural, Corte Ingles, Abertis e Santander. Nel bilancio della Camera - grazie anche al lavoro e all’impegno di un giovane, efficiente e dinamico Direttore Generale come Giovanni Aricò - risulta un fatturato di quasi 2 milioni di euro all’anno, di questi meno di 100 mila provengono dalle quote sociali, 900 mila da promozione di gruppi italiani verso la Spagna, 1 milione circa per servizi resi ai soci. I servizi offerti si concentrano soprattutto nell’Area Commerciale (Organizzazione di Missioni Commerciali, partecipazioni a Fiere, Ricerca Agenti o Distributori, Informazioni Commerciali, etc.), nell’area della Consulenza (giuridico, fiscale, recupero IVA, etc.) e purtroppo da qualche mese abbiamo anche dovuto introdurre, e qui si capisce perché dico purtroppo, un servizio di Recupero Crediti per le aziende italiane che faticano ad incassare in Spagna. Una delle cose di cui questa Camera “si vanta” è che non chiediamo mai nulla. Sono quattro anni che non chiediamo niente ai nostri soci, tipo “fammi fare questo, dai che sono la Camera, tienimi dentro, o cose di questo tipo”, niente di tutto questo. Abbiamo invece impostato la nostra attività sul fammi “biddare”, ossia permettimi di farti la mia offerta quando devi organizzare una convention, un evento o in genere quando promuovi prodotti Made in Italy. La qualità e la professionalità del servizio che offriamo è alta ed i costi molto competitivi, perché il nostro spirito è di favorire in tutti i modi le imprese socie. Ciò è avvenuto perché in questi quattro anni abbiamo potuto avvalerci di una ottima collaborazione con le Istituzioni italiane, con un Ambasciatore che ha un’attenzione particolare verso il mondo dell’imprenditoria e verso il business che è irripetibile, anche se spero che possa essere ripetuta e consolidata anche con i futuri Ambasciatori. Adesso anche quando vengono in Spagna personaggi famosi del mondo dello spettacolo, ultimamente è avvenuto con il cantante Renga, ci chiedono alcune forme di collaborazione, che nel nostro ambito cerchiamo di offrire, quasi sempre coordinati ed in accordo con l’Istituto Italiano di Cultura con il quale ci organizziamo in forma coordinata per fare la cosa migliore. Due anni fa è stato fatto il Festival del Cinema Italiano, una iniziativa splendida di Enel e Istituto Italiano di Cultura e nella seconda edizione anche la Camera ha collaborato aggiungendo alla cultura un follow- up imprenditoriale. Questi italiani sono veramente bravi, lo sono già quando agiscono individualmente, ma basta un po’ di coordinamento perché diventino addirittura imbattibili. In queste settimane stiamo mettendo in atto un ponte con Perugia per la presentazione del territorio e delle eccellenze locali, frutto anche della recente esperienza fatta con Reggio Calabria, quando tre anni fa il Sindaco Scopelliti anziché venirci a dire “abbiamo questi fondi per la promozione come li spendiamo?” ci disse invece “per sostenere il turismo nella nostra città l’anno prossimo voglio portare a Reggio Calabria 1.500 spagnoli che vengano a conoscere la città e fare una settimana di vacanza, che dobbiamo fare?”. Mi sono complimentato con il Sindaco per questa sua “forma mentis” ed abbiamo con entusiasmo avviato una nuova idea di promozione della sua città. Cominciammo a cercare e valutare l’appoggio di un volo diretto con una linea aerea che ancora non c’era, poi dovevamo trovare un motivo per riempire la giornata e quindi via con un “corso di italiano” e l’ingresso gratuito ai Musei (a Reggio ci sono i famosi Bronzi di Riace) e subito dopo, visto che l’aereo viaggia in andata e ritorno, abbiamo proposto al Patronato del Turismo di Madrid di reciprocare l’iniziativa offrendo loro l’idea di portare a valore la bilateralità dell’iniziativa, ed ecco quindi il corso di spagnolo presso l’Istituto Italiano di Cultura, l’ingresso gratuito ai musei di Madrid etc, etc,. Quindi dal coordinamento degli Enti preposti siamo riusciti a moltiplicare le risorse finanziarie dedicate all’iniziativa, coinvolgendo anche hotels ed agenzie di viaggio. Non abbiamo svolto un ruolo da Tour Operator, ma abbiamo lavorato per mettere a disposizione un ventaglio di idee e possibilità, ponendo a fattor comune le iniziative di tutti gli Enti. Alla fine sono stati (tra Italia e Spagna quasi 3.000 passeggeri) pari a oltre 10 mila notti di albergo in Reggio Calabria ed altrettante a Madrid. Naturalmente il fulcro principale era il “corso di italiano” e una full immersion nella cultura locale. È stato un successone! Sulla scorta di questo, anche Perugia, che ha altre prerogative ed eccellenze da mostrare, sta studiando un progetto ed un programma che speriamo abbiano lo stesso successo. La Camera ha l’ambizione di riunire tutte le imprese italiane presenti in Spagna anche con delle “subsidiaries”, cioè aziende spagnole partecipate da gruppi italiani, ma la Camera ha anche il vantaggio di essere un soggetto bilaterale, quindi abbiamo come soci molte aziende spagnole che hanno interesse per l’Italia e vedono nella Camera un collaboratore per alcuni bisogni. Siamo circa 300 soci, non è un grandissimo numero, ma è una caratteristica della Camera di Madrid. In moltissimi Paesi, attorno alla Camera si riunisce tutta la comunità italiana, quindi ci sono Camere con un altissimo numero di soci, spesso anche privati (Atene, per esempio, ha 1.400 soci), mentre in Spagna la Camera è più dedicata alle imprese ed ai professionisti ed ha servizi specifici da offrire loro. In molti Paesi infatti la Camera di Commercio è, assieme all’Ambasciata ed al Consolato, l’unica presenza italiana intorno alla quale si raccolgono gli operatori, mentre in Spagna, proprio per l’importanza e profondità delle relazioni bilaterali tra i due paesi, esistono moltissime altre Istituzioni, Enti e/o Associazioni con i quali vogliamo e dobbiamo collaborare senza mai correre il rischio di sovrapporci. In Spagna ne abbiamo davvero tante e di grande qualità ed ognuno ha le proprie prerogative e, come si usa dire, la propria “mission”; non mi riferisco solo alla Rete Consolare, all’Istituto Italiano di Cultura, all’ENIT o all’ICE, ma anche al COMITES, alla Scuola Italiana o alle stesse Società Italiana di Beneficenza ed Accademia della Cucina Italiana: l’Ambasciata e l’Ambasciatore coordinano tutte queste realtá e, lasciamelo dire, negli ultimi quattro anno lo hanno fatto benissimo, mantenendo una coordinazione che ha permesso ad ognuno di esaltare le proprie caratteristiche senza inutili invasioni di campo. Noi come Camera cerchiamo sempre di rispettare i perimetri degli altri Enti e strutture italiane, proprio perché ci sentiamo parte integrante della Missione italiana. Non siamo né primi, né secondi né terzi. Abbiamo il nostro ruolo, il nostro campo d’azione, che si propone di essere interfaccia delle imprese. Ciò non toglie che avremmo voglia di aver 1.000 Soci anche noi, arrivandoci però senza pestare i piedi agli altri. Per esempio sulla ristorazione dobbiamo fare un lavoro profondo e lo vogliamo fare da Camera, essendo sicuri di quello che possiamo offrire. Ugualmente nel settore del lusso, tutti i negozi ed i marchi italiani importanti presenti in Spagna, potrebbero trovare o far nascere utili servizi comuni presso una Camera qualificata. Una volta sicuri che quello che stiamo organizzando potrà essere recepito come un servizio realmente importante ed utile per questi operatori, allora lo andremo a proporre. Non ci piace andare a chiedere l’adesione alla Camera solo perché siamo la Camera Italiana. Vogliamo offrire dei servizi all’altezza delle quote associative, che sono comunque irrisorie: 300 euro per la media impresa e 900 per la grande. Presso la Camera possono trovare la ricerca di distributori, di produttori, di agenti, avere informazioni commerciali ed economiche sui loro partners, l’assistenza nell’intervenire sulla borsa, l’assistenza sui contratti commerciali operativi, la partecipazione alle missioni commerciali. La Camera è un moltiplicatore di contatti, ti accompagna e ti segue in tutta la parte contrattualistica. Se vogliamo rivolgerci ai ristoranti italiani dobbiamo chiedere ed offrire. Chiedere che i ristoranti utilizzino realmente le eccellenze italiane nei loro menù, nelle liste di vino e non chiunque abbia deciso di mettere il nome Italia, che il menù sia italiano, che i prodotti siano italiani, che si parli maggiormente italiano. Noi offriamo servizi di promozione e se sottolineiamo che “questo è un ristorante italiano” sia riconosciuto. C’è una iniziativa, alla quale il Presidente di Unioncamere tiene molto, di un concorso, a livello mondiale, tra i vari ristoranti che abbiano queste caratteristiche di italianità, con una grande promozione di stampa e di televisione. Pertanto il ristoratore vede riconosciuto lo sforzo che fa per scegliere i prodotti italiani, nel tenere alto il marchio Italia nella sua attività. Nell’ultima assemblea è stato deciso di creare un comitato specifico per la gastronomia e la distribuzione alimentare, che si occuperà di portare avanti questo progetto e proprio nello spirito di non accavallarci, ma di essere di supporto, lo faremo assieme all’Accademia Italiana della Cucina.

 

 L’apertura della nuova delegazione di Siviglia con il Console Berdejo y Sigurtà, quali vantaggi porterà? A Siviglia c’è sempre stata la delegazione della Camera, fu poi chiusa nel 2003-2004 in un momento un po’ difficile dell’attività camerale. Adesso, in parte per lo slancio e la volontà del Console onorario, ed in parte per il bisogno di allargare il nostro raggio di influenza, abbiamo ridato vitalità alla delegazione di Siviglia, così come quella di Valenza e altre che stiamo attivando sul territorio con persone che ci rappresentino in loco. Le Camere ufficiali si appoggiano e utilizzano anche la rete consolare.

 

 Cosa chiede il mercato alle nostre aziende? La caratteristica più forte dell’interscambio Spagna e Italia è l’assoluta trasversalità. La Spagna è il terzo partner per l’Italia. Non c’è un prodotto italiano che non possa essere commercializzato in Spagna, a parte forse qualche specificità nel campo farmaceutico o nel campo della biologia, non ci sono settori che non abbiano una presenza italiana. Dalla produzione di camion alla produzione degli attaccapanni, l’import-export di software ed hardware, il mercato non è rappresentato solo da prodotti alimentari ma tocca tutti campi. Nella raccolta di olive, per esempio, il 75% dei macchinari utilizzati sono italiani. In questa totale trasversalità c’è veramente di tutto. Gli olii combustibili e i derivati del petrolio, magari, rappresentano i volumi e cifre principali, ma dipende dal tipo di prodotto e dal volume di consumo che se ne fa. Iveco, produttore di camion conosciuto come azienda del gruppo Fiat, è addirittura uno dei primi esportatori spagnoli verso il mondo.

 

 Quali mercati, in questa crisi, sono aumentati, quali hanno retto e quali sono caduti? Il mercato dell’energia, ovviamente ha retto, tutti i mercati regolati da tariffe e nei consumi hanno abbondantemente retto alla crisi, come i settori del trasporto sia urbano che su rotaie e della metro, tutte le manutenzioni e i contratti pluriennali per i servizi indispensabili. Tutti gli altri stanno soffrendo e in modo pesante. Purtroppo la Spagna si trova in una fase di forte contrazione della sua economia. Mi piace però leggere, pur nel pessimismo del dato complessivo, una piccola componente ottimistica, la contrazione delle importazioni spagnole è a 360 gradi, ma l’Italia soffre percentualmente molto meno rispetto ad altri Paesi, forse perché l’interscambio è più diversificato, completamente trasversale, forse perché c’è una particolare attenzione nei confronti del cliente da parte di tante piccole e medie imprese italiane, quindi tutti soffriamo ma noi soffriamo un po’ meno degli altri.

 

 Di che cosa hanno bisogno le aziende per avere fiducia in un momento così difficile? Una crisi ha tante componenti, da quelle macroeconomiche alle finanziarie e anche una forte componente psicologica. In questo momento quello di cui le aziende avrebbero più bisogno in Spagna è un clima meno spaventato. Ma i numeri macroeconomici non invogliano ad essere più fiduciosi. Non sono di quelli che pensano che, dopo tanti anni, una crisi era inevitabile o che questa crisi è legata solo a fattori esterni, la crisi è basata su fattori anche e soprattutto interni all’economia spagnola, dei punti di debolezza interna che vanno risolti. Un altro fattore del quale si deve tenere considerazione è la globalità dei problemi, pur non volendo mettermi in un campo politico, ma era sbagliata la visione ottimistica che tutto andava per il meglio solo per aver superato nel Prodotto Interno Lordo procapite questo o quel paese. Questi dati statistici sono operazioni a somma zero, in una economia globalizzata, quando si legge che il Prodotto Interno Lordo procapite spagnolo è tornato al di sotto di quello italiano, chi soffre di più sono gli esportatori italiani e viceversa. Quando si leggeva del “sorpasso”, invece era paradossalmente molto meglio per i nostri esportatori. In due paesi così vicini e con tale interscambio economico i “sorpassi” sono una somma algebrica dove il più da una parte e il meno dall’altra portano sempre allo zero. Dalla collaborazione Italia Spagna si può invece ottenere molto di più, sono due Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, possono utilizzare le autostrade del mare, sono Paesi la cui somma dà un peso specifico superiore a quello dei singoli addendi.

 

 Che consiglio daresti, Presidente, ad un giovane imprenditore, resistere o rinnovarsi? Domanda trabocchetto. “Innovarsi”, rispondo con questa terza possibilità. Il resistere senza nessuna valutazione può portare a bagni di sangue. Il rinnovarsi completamente, fare una rivoluzione dei processi produttivi, a sua volta può essere un bagno di sangue. Invece una costante innovazione della propria attività è probabilmente la risposta giusta, non solo a questa, ma a qualsiasi crisi, anche in un momento positivo. Il rinnovare perennemente i processi produttivi, il verificare sempre se si sfruttano appieno le sinergie, apportare ricerca, innovazione e sviluppo, il vedere o il valutare se si è sempre competitivi rispetto ai concorrenti: in sintesi fare gli imprenditori. Il segreto per un giovane imprenditore è “fare l’imprenditore”, confrontandosi sul mercato, verificare che i propri processi produttivi siano sempre all’altezza, che la qualità del prodotto sia elevata, che la componente prezzo non lo metta sopra o sotto mercato, e se si accorge che ha delle quote marginali nella propria produzione, abbandonarle e mettersi su nuove, sapersi assumere dei rischi spesso rappresenta paradossalmente la miglior forma per stare lontano dei rischi e, perché no, stare vicino ad una Camera di Commercio, perché l’esperienza nella quale il giovane imprenditore sta passando è sicuramente già stata provata e sperimentata da altri suoi colleghi. La Camera è anche un centro di esperienze e di scambio di esperienze.

stampa articolo invia articolo
 
 
mondoitaliano