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Viaggiando in camper per il mondo
ATTRAVERSO LA TURCHIA CLASSICA
Nel cuore antico della civiltà, tra moschee, siti archeologici e calore umano
Franco Salussolia a Nemrut Dagi

Franco Salussolia, ha viaggiato con il suo camper attraverso vari Paesi, spingendosi dal Marocco a Capo Nord, dalla Ucraina al Portogallo, dalla Albania alla Polonia e in tutta Italia. Direttore Editoriale di Via col camper, periodico sponsorizzato da I Professionisti, concessionari più importanti di Roma e Lazio e tra i maggiori d’Italia di autocaravan nazionali ed esteri, racconta sulla rivista le esperienze di viaggio vissute, documentandole con le sue fotografie. Prossima meta, i paesi balcanici: il viaggio lo porterà dalla Grecia Settentrionale sino alle coste del Mar Nero. Web: www.iprofessionistidelcamper.com Per lui, più che le descrizioni, comunque sempre efficaci, dense di impatto emozionale, ma scorrevoli e prive di retorica, parlano sempre le bellissime foto.

 

 

 LA TURCHIA CLASSICA

 

Testo e foto di Franco Salussolia

 

Nel nostro viaggio, con ingresso attraverso la Grecia, percorreremo la Turchia in senso orario. La prima tappa importante è Istanbul, città dalla storia complessa, dove si respira un magica atmosfera. L’immaginario collettivo la vede quasi circondata da un alone di mistero, luogo ideale per intrighi internazionali e traffici oscuri che s’intrecciano tra loro, come ci descrivono i romanzi d’avventura e i film di spionaggio. La realtà è ben diversa, a cominciare dall’incredibile azzurro del cielo a dispetto dell’inquinamento causato dal traffico caotico e incessante per tutto l’arco delle ventiquattro ore in una capitale con 13 milioni di abitanti, molti dei quali attraversano il Ponte di Galata, per ritrovarsi in quella parte della città in territorio asiatico. L’intera metropoli, ideale ponte tra Europa e Asia, si può ammirare dalla Torre di Galata insieme con il più bel panorama sul Bosforo. Visitare Istanbul è davvero interessante. Ci sono ben 500 moschee, ma tra queste certamente la Grande Moschea Blu (1600), affascina ed incuriosisce per grandezza e importanza storica. Punto di partenza delle carovane dirette alla Mecca nel secolo scorso, emana un fascino particolare, grazie all’armonica vicinanza di più cupole, sulle quali svettano sei minareti. L’interno è illuminato da 260 vetrate, attraverso le quali la luce si riflette su 20.000 piastrelle colorate, tra cui prevale il blu, con mirabili effetti policromi. Usciti dalla moschea, si giunge alla Basilica di Santa Sofia (360 d.C.), in arte bizantina, più volte andata distrutta e ricostruita aggiungendo elementi architettonici diversi. L’attuale forma si compone di una cupola circondata da quattro minareti d’età ottomana. Proseguendo la nostra visita, entriamo nella più grande cisterna presente ad Istanbul, la Yerabatan Sarnici, d’epoca romana (Giustiniano - VI sec.). Qui, sapiente giochi di luce e una musica diffusa regalano al visitatore indimenticabili ricordi. Di sapore a noi insolito le specialità della cucina turca, ricca di verdure con salse a base di cipolla, aglio, cetrioli e pomodori, che dopo un “coraggioso” assaggio troveremo anche gradevoli. Una nota a parte meritano i dolci con miele, noci, sciroppo di zucchero o di frutta. Il vociare e l’esuberanza orientale ai tavoli vicini accompagneranno il nostro pasto in uno dei numerosi ristoranti, circondati dall’atmosfera calda e cordiale turca. Unico problema, la lingua: senza l’aiuto dell’inglese (pochi lo parlano) o del tedesco (parlato da molti Turchi), i tentativi di dialogo saranno limitati a uno scambio di gentili ma impacciati sorrisi, come accade in qualunque altro paese al mondo del quale non si conosce la lingua. Proseguiamo la visita della città, entrando nel Gran Bazar, il più grande mercato coperto del mondo, siamo letteralmente inghiottiti da una folla frenetica che assaggia, acquista, s’incontra e dialoga tra banchi dove si vende di tutto: spezie dai mille colori, articoli di pelle, frutta secca e fresca, vestiario, prodotti alimentari, souvenir, oro e gioie. Gli acquisti sono incoraggiati dai venditori che offrono il tè nel tipico bicchiere a forma di tulipano: difficile e soprattutto scortese rifiutarlo anche se non si compra niente! Altra visita importante quella al Palazzo di Topkapi con una splendida vista sul Mar di Marmara, il Bosforo ed il Corno d’Oro. Il grande complesso presenta giardini, appartamenti, sontuose sale di ricevimento e d’esposizione e il famoso diamante da 86 carati. In una di questa sale si può ammirare il tappeto considerato il più grande del mondo. Ma siamo ora incuriositi dai numerosi mercati all’aperto della città vecchia, tra colori, odori e profumi di spezie, venditori d’acqua e di pannocchie di mais arrostite. Tra i suoi vicoli serrati, coglieremo la vera essenza della vita cittadina, ritrovando insolite affinità con il nostro sud e come altrove nel mondo islamico, ogni acquisto sarà preceduto da una lunga e paziente trattativa. Attraversiamo il Ponte di Ataturk per uscire da questa splendida città che lascia in noi un ricordo vivo ed emozionante. Siamo ora diretti verso la parte centrale della Turchia, sull’altopiano dell’Anatolia, che presenta un’altezza media di 800-1000 metri, delimitato da bassi rilievi dove le principali attività sono la pastorizia e la coltivazione del tabacco e dei cereali. Lungo la strada s’incontra il lago salato di Tüz, entro il quale si cammina con l’acqua alle caviglie per oltre 500 metri dalla riva su un fondo di sale. Una luce accecante pervade l’intera area, creando un paesaggio metafisico, nella cornice dei rilievi circostanti, ricoperti dalle stoppie intensamente gialle che risplendono al sole. La Cappadocia ci accoglie con i suoi profili inaspettati, tra depressioni e guglie dalle forme irregolari, frutto dell’erosione del vento e dell’acqua che nel corso degli anni hanno lentamente scolpito le masse tufacee di origine vulcanica. Le strutture sfidano le più elementari leggi della statica, come ad esempio i “camini delle fate”, coni sormontati da una roccia piatta più dura del fusto su cui poggia, che li fanno sembrare

giganteschi funghi. Il sole volge ormai al tramonto, illuminando con i suoi raggi le profonde depressioni e le masse tufacee in un paesaggio fantastico. Un vero spettacolo della natura! Fanno da contorno i filari di vite, gli albicocchi, i fichi che crescono prepotenti e danno frutti dolcissimi, grazie all’abbondante acqua che permette anche colture ortive. Sono molti i centri della Cappadocia che offrono un forte interesse turistico, tra essi Kayseri, Ürgüp, Avanos, Göreme e Üçhisar, con il picco perforato da infinite nicchie, senza dimenticare il piccolo paese di Sogânli nell’omonima valle, famoso per la produzione di variopinte bambole di stoffa, vera arte locale, e le città sotterranee di Kaymakh e Derinkuyu. In Cappadocia, turisticamente ben organizzata, sarà facile partecipare a una cena con l’esibizione dei Dervisci Danzanti, i “danzatori sacri”, che nella loro vorticosa e trascinante danza, mantenendo un braccio rivolto verso terra e l’altro verso il cielo, intendono avvicinare l’umano al divino. Percorrendo poco più di 150 chilometri facciamo tappa a Konya, città considerata santa, dove si trova il Monastero di Mevlâna, sede dell’ordine dei Dervisci Danzanti, con interni finemente decorati, pieno di fedeli e turisti. Lasciata Konya nella stessa giornata puntiamo decisamente verso il mare, per visitare il bellissimo Teatro di Aspendos (170 d.C.), uno dei meglio conservati dell’antica Roma. Continuiamo a seguire la costa ed ecco Kas, con coste frastagliate che si affacciano su acque cristalline. Seguendo la costa, arriviamo in un altro angolo di paradiso, Datça, esclusivo centro marino che si sviluppa su un’ampia baia sabbiosa con eleganti ville e un ospitale campeggio sotto una pineta. Riprendiamo il cammino per giungere a una delle località più note di tutta la Turchia, Pamúkkale, luogo d’incomparabile bellezza. Sorgenti termali a 35°C con un’alta concentrazione di sali di calcio, sgorgano dalla roccia e si riversano sui fianchi della collina. Stratificandosi nel tempo hanno assunto forme e tonalità indescrivibili di bianco. Uno spettacolo davvero affascinante! Si resta abbagliati dal candore intenso delle superfici calcificate, stupefatti dall’effetto creato dal sole al tramonto, quando tutto si tinge di rosso. Ma ecco Aphrodisias, consacrato al culto di Afrodite, con un museo che raccoglie molti reperti, uno stadio tra i più grandi giunti a noi all’antichità (30.000 spettatori) e varie rovine di templi. Siamo di nuovo sul mare, ad Efeso, il più importante centro romano in Anatolia, con notevoli monumenti ben conservati, tra cui, famosissima, la Biblioteca di Celso (110 d.C.) e il Teatro (I-II sec. d.C.): entrambi offrono un impatto scenografico degno di nota. L’importanza e la ricchezza del complexo archeologico meritano una visita accurata. Procedendo verso nord, incontriamo Pergamon, posizionato sull’alta collina che domina la città di Bergama. Il sito fu il maggior centro della civiltà ellenistica e romana in Oriente. La parte più monumentale dell’Acropoli, il grandioso Altare di Zeus, si trova a Berlino nel Pergamon Museum. L’ultimo sito archeologico che visitiamo è Troia e qui il ritorno immaginario sui libri di scuola è d’obbligo! Continuando ancora verso nord, giungiamo a Canakkale, sullo Stretto dei Dardanelli, e con il traghetto, lasciamo ormai alle spalle la Turchia per entrare in Grecia. Le strade percorse, i luoghi visitati, le persone incontrate con le quali abbiamo scambiato appena un sorriso o una semplice stretta di mano, come sempre alla fine di ogni viaggio, sono ormai parte di noi e dei nostri ricordi. Il nostro primo viaggio in Turchia è stato straordinario per ciò che ha saputo offrirci nella scoperta di luoghi, di colori, ma soprattutto

in calore umano. La vecchietta a piedi nudi seduta fuori casa (vedi foto), ci ha ospitato per quasi due ore offrendoci il tè. Siamo rimasti a lungo a parlare con lei, noi in italiano e lei in turco, ma ci siamo compresi: i sentimenti parlano ovunque un unico linguaggio. Restammo colpiti anche dal profumo di sapone che aveva e dalla pulizia degli interni. Le regalammo della pasta italiana e forse ancora ringrazia. La Cappadocia merita un viaggio a sé, basta vedere i panorami e i camini delle fate: incredibili! Pamukkale è un altro posto incantato!

Gule, gule (arrivederci), Turchia!

 

 

 

 

 

 

 

 

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