Maurizio Bragagni, importante imprenditore italiano a Londra Presidente Esharelife, per aiutare. Per i nostri imprenditori in Europa mi candido al Senato per il Collegio Europa nel centrodestra. La Tratos Cavi SpA produce in Italia e nel Regno Unito.

Intervista di Paola Pacifici

Amministratore Delegato di Tratos Ltd?

Da una decina d’anni ho raggiunto questo traguardo, CEO di Tratos, Chief Operative Officer, responsabile delle societa’ estere e membro del consiglio di amministrazione dalla Tratos Cavi Spa. Una sfida bella, che mi ha consentito di viaggiare per il mondo, aprire uffici in 5 continenti, e conoscere culture e persone nuove. Ogni volta ho affrontato una sfida diversa ed interessante. Molti errori commessi nel tragitto, che mi hanno aiutato a crescere e con me e’ cresciuto il gruppo.

Avete uffici commerciali in Australia, Stati Uniti, Singapore, Germania, Spagna, Russia, Belgio, Canada, India, Emirati Arabi e Sud Africa. Paesi molto diversi fra di loro culturalmente, socialmente ma anche a livello industriale e di mercato?

Culture diverse, mercati diversi, ma il cuore dell’uomo è uguale, cerca sempre le stesse cose, ha lo stesso desiderio di felicità e bellezza che ho io, che abbiamo noi. In ognuno di questi Paesi posso nominare tre, quattro, in alcuni casi 100 nomi di amici, che ho imparato a conoscere e con cui sono in rapporto commerciale fin dal 2000, è un’esperienza bellissima, chiamare casa il mondo. La Tratos produce in Italia e Uk, questi sono gli unici luoghi produttivi del nostro gruppo, ed esportiamo in 36 paesi nel mondo, dove abbiamo uffici commerciali. Siamo fieri di esportare cavi elettrici, denominati Traosflex, prodotti per uso portuale, anche in Cina. Forse uno dei rari casi nel mondo, di esportazione verso la Cina, invece che importazione verso l’Europa. Proprio quest’anno abbiamo ricevuto dall’Associazione Giovani imprenditori Cinese, il premio BIGBEN, per aver promosso le relazioni tra Cina ed UK. Allo stesso modo siamo stati premiati dalla Municipalità di Liverpool come imprenditori dell’Anno, e dall’Ambasciatore Britannico a Roma Jill Morris con il Lloyds Award 2017, per aver creato il cavo di Fusion 4 Energy (F4E). Il cavo superconduttore progettato da Tratos, serve a riprodurre le condizioni per il processo di fusione che avviene nel Sole, qui sulla Terra. Energia pulita infinita, in altre parole. Devo fare una piccola premessa, quando 17 anni fa ho iniziato questa avventura, non conoscevo nulla all’infuori dell’Italia, e nel viaggiare 220 giorni all’anno in giro per il mondo passo dopo passo, ho acquisito più coscienza dell’importanza di ascoltare l’altro e di affermare la bellezza, la creatività e l’onestà del nostro Paese. Ogni affare fatto male è un demerito per sè, e per gli italiani che verranno. Quante volte ho dovuto combattere i pregiudizi sulla nostra nazione, creati da usanze commerciali passate. Ricordo il primo ordine in Cina con ZPMC, la più grande impresa di gru per porti, alla fine della mia presentazione dicevo: “Non commettete l’errore di comprare prodotti scadenti, ed assemblarli con i vostri, alla fine il risultato sarà scadente”. Ricevetti applausi. Poi il presidente Fred mi avvicinò e sottovoce mi disse: “Ti sei forse dimenticato che vendevate auto con la ruggine?”. Io non avevo mai venduto nessuna auto, si riferiva all’Italia degli anni ’70; perché negli anni ’70 come Italia esportavamo auto, che prendevano la ruggine.

Il Gruppo della società Tratos Ltd

Ti definisci avversario del “offshoring” cos’è e perché?

Offshoring è il trasferimento di produzione in paesi emergenti, off shore, al di là della spiaggia, la traduzione letterale. Dagli anni ‘90, molte delle imprese italiane hanno per motivi commerciali, di tassazione, di mercato, trasferito la produzione in Cina, Vietnam, etc. Noi, come Tratos abbiamo sempre investito nei siti originali di Pieve Santo Stefano, e Catania, ed abbiamo nel 2008 comprato e sviluppato uno stabilimento in UK. La ragione principale è la nostra missione (mission): Tratos nasce per creare lavoro in aree depresse. Tratos fu fondata nel 1966 in Toscana dall’ing. Egidio Capaccini, che rientrato dall’Argentina, trovando il suo paese d’origine nelle stesse condizioni del 1947 , anno in cui era emigrato, decise,  pertanto, di creare una fabbrica di trafilatura del rame in toscana (Tra-Tos= TRAfilerie TOScane), per dare lavoro ai suoi concittadini. Per la stessa ragione nel 1989 apriamo uno stabilimento in Sicilia Catania, e nel 2008 uno stabilimento a Knowsley, due dei luoghi con più alto tasso di disoccupazione dell’Italia e della Gran Bretagna. Aggiungo la “Vision” di Tratos: Cable for a moving world = Cavi per un mondo in movimento. Dovendo fornire le infrastrutture per un mondo in movimento Tratos non ha mai diviso un utile in 50 anni della sua fondazione, per un unico motivo, i soldi servono all’azienda che li deve investire per fare fronte alle sfide di un mondo in evoluzione, l’impresa ha uno scopo sociale superiore al profitto stesso. Questo intendo, quando dico sono contrario all’offshoring, un imprenditore non può chiudere uno stabilimento e trasferire in un Paese estero la produzione lasciando senza lavoro i propri concittadini. Tratos è un gruppo che non ha mai chiuso uno stabilimento, e che ha sempre sostenuto il lavoro nei propri siti produttivi, e lo facciamo dal 1966.

Parliamo dell’appalto mondiale di “Fusion for Energy”?

Fusion for Energy è stato il più grande appalto mondiale nel settore dei cavi, vinto da Tratos. F4E nasce dall’accordo di Reagan, Thatcher, Gorbaciov, e di altri Pesi mondiali, ed  è il tentativo di riprodurre la fusione nucleare che avviene nel sole, per generare energia pulita ed illimitata. Tratos in una competizione mondiale ha vinto questo appalto per 50 milioni di euro, insieme ad Enea e Criotec. L’eccellenza Italiana che vince le lobbies mondiali, questo è stato Iter, ma nessuno ne parla in Italia.

http://www.fusionforenergy.europa.eu/mediacorner/newsview.aspx?content=418

Quanto le attuali avanzate tecnologie sono importanti in un mondo globale di produzione?

Le tecnologie sono importanti in quanto possono essere “disruptive”, come si dice nel linguaggio moderno, cioè possono creare soluzioni che azzerano i prodotti esistenti, basta pensare alla macchina fotografica digitale, che ha azzerato e fatto fallire le foto a pellicola di Kodak. In questo mondo, più importante delle tecnologie, è la cultura delle aziende; servono aziende con la cultura dell’innovazione, altrimenti sono destinate a soccombere. Serve investire in ricerca, ma in primis in persone, su questo tema ho sviluppato la mia Tesi dell’MBA nel 2016: Tratos: “Culture of innovation”. (https://issuu.com/mauriziobragagni5/docs/cultore_of_innovation_tratos)

Non basta investire in tecnologia serve un ambiente che sia capace ad apprendere le novità ed a metterle in essere, serve un luogo che premi chi rischia e chi sbaglia, questo intendo per cultura dell’innovazione, senza la quale ogni innovazione è destinata a fallire, perché non compresa. Fu Kodak ad investire per prima e creare la prima macchina digitale, ma non comprendendo le potenzialità la usò in modo limitato e fino al fallimento. Mai come oggi di fronte alla sfida della 4 rivoluzione industriale dobbiamo prepararci a questo effetto di innovazioni radicali, che muteranno, e gia stanno mutando la nostra realtà: Auto senza conducenti, sono una realta ora, in questo momento, non nel futuro. Navi senza ciurma sono gia in funzione, Roll Royce ha creato una plancia per gestire una intera flotta (https://www.youtube.com/watch?v=Qckw1csRblg).

Solo con una cultura dell’innovazione possiamo superare l’onda e non esserne travolti. Serve flessibilità, adattabilità ma soprattutto un nuovo rapporto scuola, lavoro. Il sistema studio, lavoro, pensione è finito , occorre essere pronti a mettersi in gioco continuamente tutto e tutti, nessuno escluso. In primis chi si ritiene un capitano d’industria o un imprenditore, non si finisce mai di imparare ed andare a scuola. Il momento per andare in pensione è quando non si vuole più rischiare ed imparare, che nell’impresa sono sinonimi. Non esiste impresa senza rischio e viceversa.

Un curriculum importante con una laurea all’Università di Pisa con una tesi su “Il Fallimento delle imprese, No Profit”, cioè?

Mi permetto di aggiungere coronata con un MBA alla Cass Business School City University in Economy. Una sfida, la prima vera sfida che mi fu sottoposta dal mio professore Teti, e dal Professore Piras, due grandi del diritto commerciale ed industriale Italiano. Dovevo laurearmi e decisi di farlo in diritto Industriale, il mio prof Teti mi assegnò la tesi sul fallimento degli enti non profit con queste parole: “Bragagni, lei vuole comprendere l’industria italiana, ben prima ne deve capire la struttura e la storia. Si occuperà del fallimento degli enti non profit.” Mi sembrava un’assurdità, per definizione gli enti non profit non possono fallire. Durante il lavoro sul tema, scoprii che come il mio professore mi aveva anticipato, che il tessuto sociale italiano era molto più stratificato di quello che credevo, che fondazioni possedevano banche imprese, che in poche parole il diritto commerciale basato sull’impresa, imprenditore e le società era in realtà una piccola parte della società economica italiana, dove operavano e operano soggetti come onlus, fondazioni, associazioni, cooperative che competono in forma agevolata con i soggetti profit. Questo mi portò ad una coscienza chiara che per avere un mercato in piena competizione occorre aprirsi all’estero, ed è il motivo per cui, appena fui nominato amministratore Tratos LTD, iniziai ad operare nei mercati mondiali. La vere competizione, come nelle gare e’ nella competizione internazionale, li’ si vede veramente chi e’ capace, chi produce meglio ed ad un prezzo ottimale; non certo nei mercati protetti o semiprotetti interni, infatti alla prima crisi economica, le imprese che operano in semi-libertà, cioè solo per il mercato interno,  falliscono.

La Camera di Commercio e Industria Italiana per il Regno Unito ed Ambasciata Italiana ti hanno dato il “Keynes Sraffa Award” ed anche per gli “Sviluppatori Commerciali dell’anno”. Che grande soddisfazione  per un italiano che lavora in Gran Bretagna?

La vera soddisfazione è stato il riconoscimento di aver fatto qualcosa di utile ai rapporti tra Regno Unito ed Italia. Mi sono sentito gratificato per il lavoro svolto durante questi anni, per aver tentato di tenere insieme Regno Unito ed Italia, anche durante gli anni della Brexit, di aver cercato con molti altri italiani, di valorizzare il bello del nostro Paese e del paese ospitante.

Alberto Costa, Membro del Parlamento inglese, Ambasciatore Italiano Pasquale Terracciano, Maurizio Bragagni e Leonardo Simonelli, Presidente Camera di Commercio Italiana a Londra, durante il Keynes Sraffa Award

Fra i Paesi dove la tua azienda , la Tratos, c’è la Spagna. Come avete affrontato o affrontate il “problema Catalogna”. Che consiglio daresti come imprenditore ai tuoi “colleghi” di aziende italiane in quella regione?

La questione Catalana, come la questione Scozzese e di altre regioni in Europa, sono per me legate alla globalizzazione. Da un lato la bellezza e praticità di essere in Europa ha portato la possibilità di muoversi e commerciare liberamente, oltre che ha una pace duratura per 70 anni, dall’altra l’inefficienza degli Stati Nazionali nelle questioni sociali ed economiche, dopo la crisi del 2008 e il fallimento delle politiche immigrati degli ultimi anni, hanno generato nei popoli europei, ed in particolare in alcune regioni prospere e ben governate, il desiderio di fare da sole. Qui è la menzogna nessun uomo è un’isola,  “No man is an island, /Entire of itself, /Every man is a piece of the continent, /A part of the main.” (Donne 1624).  Nessuno può fare da solo, non esiste un’economia florida isolata. Chiudersi significa perire ed essere soggetti a movimenti populisti di stampo autoritario e marxista. L’Europa ha mostrato con i fatti che 70 anni di storia unita, ha generato pace e benessere per tutti.  Infondo i movimenti indipendentisti scozzese e catalano sono movimento molto vicini per politiche economiche e sociali all’idea comunista di uno Stato padrone di tutto, ed onnipresente. Il mio suggerimento agli imprenditori italiani è di rimanere in Catalogna e mostrare la bellezza delle nostre imprese, e continuare a costruire legami e ponti che uniscono le nostre comunità alla Catalogna, alla Spagna, all’Italia. Solo una presenza vince contro chi vuole dividere. “Never give up your own country”, con queste parole Nick Clegg, Deputy Prime Minister Inglese, mi esortò alcuni anni fa a non mollare il mio desiderio di cambiare l’Italia. Con la stessa frase esorto i nostri imprenditori a continuare il loro lavoro in Catalogna.

L’Europa e le aziende, che normative mancano?

Non mancano normative, sono troppe, e troppo specifiche. L’Europa ha legiferato troppo, e su troppi temi. Questo è dovuto alla non chiarezza di fondo del sistema. L’Europa nasce come mercato unico, cioè l’allineamento dei Paesi europei su questioni economiche, l’Europa politica doveva seguire, ma non si è mai realizzata, e ci siamo fermati all’Europa burocratica.  I deputati eletti si sentono rappresentati di uno stato federale che non esiste, e agiscono di conseguenza, quindi legiferano sulla “lunghezza della banana”, deludendo le aspettative della gente, non intenzionalmente, ma idealmente. Nessuno in Europa sa cosa i Parlamentari europei fanno.  Alcuni mesi fa un’amica lobbista, di rientro da Bruxelles, dopo 3 anni spesi al parlamento Europeo, mi spego che differenza ci fosse tra fare il suo lavoro a Londra e Bruxelles. Ricordo le esatte parole, mi disse: “Semplice, Maurizio, a Londra devi lobbizzare i membri del Parlamento, a Bruxelles la burocrazia, in quanto è quest’ultima che conta veramente in Europa.” Quindi serve invertire la piramide, una riforma che porti a livello europea, poche e semplici competenze, come difesa, esteri, moneta, e a livello nazionale la questione sulle aziende, per consentire una vera competizione. L’integrazione Europea è avvenuta, serve mettere in competizione i Paesi su legislazioni snelle ed efficienti, è giunto il momento di cambiare il patto Europeo.

Fra tutte le tue esperienze lavorative quale ha influito maggiormente nella tua vita?

I primi anni nel Regno Unito, appena laureato, con pochi soldi in tasca, mi sono recato all’estero per imparare la lingua, studiavo la mattina e la sera lavoravo come operatore alle macchie alla Hamilton Power Safe. Fu un anno faticoso, ma bello. Faticoso perché, imparare una lingua a 25 anni è come rinascere bambini, con una mente adulta. Non riesci ad esprimere i concetti che hai in mente, devi strutturare le frasi in modo semplice, ti manca sempre qualcosa, usi parole inappropriate nei discorsi, sbagli la pronuncia, questo esercizio ti costringe a gesti di umiltà, che a volte i neo laureati hanno dimenticato nell’euforia della laurea. In quel mondo laurea, nome, posizione non contavano più, dovevi provare tutto da zero.  La cosa bella fu la solidarietà tra lavoratori, ricordo alcuni giorni prima del mio esame per il First Cerificate, il capo squadra, venire alla mia linea, e mi disse: “Non studi?”, lo lo guardai stupito, poi aggiunse: “Va nel refettorio, e studia, qui ci pensiamo noi, servono ragazzi che hanno un certificato.” Ancora, prima di questo, durante i turni, gli operai sia inglesi, che italiani mi correggevano la pronuncia, o mi aiutavano a memorizzare le parole scandendo le. Come risultato oggi parlo con un accento italiano e con molte parole del dialetto del nord Inghilterra, ma questo fa parte della mia storia.

Presidente della Fondazione di Carità “Esharelife”?

L’arte al servizio, il bello al servizio dell’umanità. Sono cresciuto in toscana e questi sono i due concetti che ho respirato fin da bambino, il Bello e il Vero: Il rinascimento. In questo mondo digitale, durante il mio soggiorno alla Stanford University in California, ebbi il desiderio di realizzare un’impresa nella new Economy, capace di conciliare quel desiderio (Bellezza, Vero) con le regole elettrizzanti del digitale: Esharelife, “E” di digitale, E-commerce, E-digital; Share = condividere, concetto nuovo del digitale, share file, share film, ect; Life = vita. Condividere la vita nel mondo digitale, attraverso una piattaforma che vende arte, e con il cui ricavato sostiene opere di carità. Esharelife è una charity, una fondazione di carità che non riceve nulla, vive di carità di per se’, ma che aiuta gli artisti a mettere in mostra le proprie opere e trasferisce il 20% dei ricavati alle opere di carità selezionate, in questo momento stiamo sostenendo Avsi, ed Antonio Masuri, con le sue opere in Kenya. Perché’ Esharelife? Nella vita ho sempre sentito il desiderio di fare qualcosa per gli altri, per sdebitarmi di tutti i talenti, e benefici che ho ricevuto, mi è sembrato che questo fosse il mio modo per dire: Grazie.

Alessandra Romeo e Antonio Masuri, responsabile de AVSI, durante la consegna del premio in denaro

Oggi, come deve essere un dirigente industriale e cosa non deve mai dimenticare , specialmente nei momenti di crisi,per lo sviluppo e la crescita della sua azienda?

Un dirigente, come un imprenditore deve essere come un padre di famiglia, la dicitura del nostro codice civile aiuta e semplifica all’atteggiamento e ai valori a cui ispirarci.  Il problema moderno è che si è perso l’esempio da seguire. Guidare con l’esempio, or “lead by example”, è l’atteggiamento che ho imparato dalla mia famiglia, da mio padre, da mio zio, dai miei nonni, e a cui mi sono ispirato. Per questo ho fatto un MBA a 40 anni, per dimostrare che studiare e lavorare è possibile, nel momento in cui come azienda andavamo ad investire pesantemente nell’educazione dei nostri collaboratori. In particolare in momenti di crisi, è mostrare con l’esempio che si investe nel lavoro e nel futuro dell’azienda, per questo come Tratos non abbiamo mai diviso un utile, e investito tutto nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti. Affinché queste non siano solo parole, servono fatti verificabili nel tempo.

Quanto la politica, secondo te, può aiutare , promuovere la nostra Italia all’estero e le nostre aziende in Europa?

La politica come servizio ai cittadini, deve promuovere l’Italia e l’italianità, anche in questo sono stato fortunato negli incontri fatti in questi anni. Ho avuto l’onore di vedere politici e uomini di Stato come l’Ambasciatore Terracciano, e Signorelli presidente Camera di Commercio e Industria per il Regno Unito, promuovere la “Marca Italia” e i valori dell’Italia. Di nuovo serve l’esempio, e l’aiuto di questi amici mi ha fatto comprendere che prima di tutto, prima delle parole, serve una “cultura della promozione”, serve mostrare il bello e il vero dell’italianità, come la dedizione al lavoro e alla famiglia. In primis serve strutturare la promozione in ogni atteggiamento, iniziando dal vestire, dal cibo, da come si mostra e si presenta la propria azienda. Non è possibile promuovere la Marca Italia se si veste una cravatta non fatta in Italia, oppure se si ricevono i clienti offrendo un canapè all’inglese, invece che dei prodotti italiani. È per tutto questo e molto di più che mi candido al Senato della Repubblica Italiana per il Collegio Europa nel centrodestra. Il mio scopo è quello, non solo, di rafforzare la Marca Italia, ma anche soprattutto appoggiare e promuovere i nostri impresari italiani in Europa.

Che cosa “porta in più” un politico, ai suoi concittadini, la sua  esperienza nel mondo del lavoro, per rappresentarli in Europa?

Una responsabilità maggiore dato dal mandato elettorale di rappresentare il popolo d’Italia, e dalla posizione di onore, da cui la parola onorevole, che deve servire per mostrare la genialità della “Marca Italia” ma soprattutto la Cultura dell’Innovazione che è la linfa vitale delle imprese italiane. La nostra capacità di accettare le sfide e vincerle, la flessibilità dei nostri lavoratori e delle nostre imprese, la familiarità con cui operiamo e l’idea di squadra che abbiamo. Promuovere l’Italia lo si può fare solo se lo si è già fatto nel proprio lavoro, non si inventa da un giorno all’altro, l’esempio dato nel proprio lavoro è la verifica per il futuro. Quindi un politico dovrebbe sentire questa responsabilità di essere ambasciatore del meglio dell’Italia.

Indubbiamente, sei anche tu un uomo che ci fa sentire “orgogliosi di essere italiani”. Che messaggio daresti ad un giovane imprenditore che entra nel mercato europeo?

NIHIL DIFFICILE VOLENTI, nulla è impossibili a chi lo vuole, o con parole moderne “stay hungry, stay foolish”, questo è il mio augurio a tutti I nostri  concittadini e concittadine in Italia e nel mondo. Possiamo cambiare il mondo, come possiamo cambiare noi stessi, ma dobbiamo volerlo ed accettarne la fatica, più grande è il desiderio e maggiore è la fatica per raggiungerlo.  Quando ho iniziato ad andare per il mondo non sapevo una parola d’Inglese, dopo 17 anni ho preso un master in economia, nella prima Università Inglese per finanza la Cass Business School, tutto è possibile se si lavoro duro, se l’ho fatto Io lo può fare chiunque. Questo è quello che ripeto alle persone che lavorano con me ogni giorno e questo è l’augurio a tutti coloro che si affacciano nel mondo del lavoro.

Bragagni e la Carlucci durante una riunione all’IN and Out Club degli italiani a Londra

Maurizio lavori e vivi a Londra, ma per il tuo lavoro viaggi in tutto il mondo. Cosa ti sei portato e ti porti sempre con te della tua bella Arezzo?

Innanzitutto mi porto fisicamente i sigari toscani il cui tabacco viene coltivato nella Valtiberina, e di cui sono un estimatore, e sponsor nel mondo, poi la bellezza di Piero della Francesca, delle nostre valli e dalla Toscana. In ognuno dei miei uffici nel mondo c’è un poster, affresco o quadro del Buon Governo del palazzo di Siena, al fine di ricordarmi che un’impresa, come una nazione la si governa solo con la giustizia legati alla concordia. Mi piace ricordarmi il Rinascimento, che nasce in Toscana e che noi respiriamo fin da piccoli, come richiamo al Bello e al Vero di cui ogni uomo ha desiderio.