RABBINO CAPO DI ROMA RICCARDO DI SEGNI: È UN GESTO SOLENNE E FORTE DI ANDARE AVANTI Un evento che segna la volontà di continuare la linea intrapresa dal precedente Pontefice

Intervista di Paola Pacifici

Rabbino, quanto oggi e quanto lo sarà domani e perché è così importante questo evento? Questo è un evento che segna la volontà di continuare la linea intrapresa dal precedente Pontefice, per lo stabilimento di buoni rapporti con il mondo ebraico. Quindi è un gesto solenne di desiderio di andare avanti.

Quali sono i punti più significati-vi del suo discorso? I punti erano tanti. Prima di tutto il fatto che si hanno buoni rapporti dovuti al Concilio e non si deve rinunciare a questi. Un altro punto è quello che noi dobbiamo rimanere quello che siamo sempre stati ed è un altro presupposto per qualsiasi dialogo. Un altro punto è quello di una riflessione sul significato dei rapporti di fratellanza e dove deve portare e quali sono le cose che possiamo fare insieme.

Quali sono? Testimoniare i valori comuni, difendere gli aspetti della dignità dell’uomo, difendere l’ambiente.

Cos’è per lei la fratellanza, oggi, che significato gli possiamo dare, perché certamente i tempi sono cambiati, sono cambiati i contesti. Questa parola così forte e così presente quale significato ha oggi, è cambiata, si deve adeguare? La fratellanza ha sempre lo stesso significato, il problema è che può essere difficile stabilirla.

Quali punti del discorso del Papa ritiene più salienti? C’è stata una conferma di tutti i risultati dottrinali che la Chiesa ha realizzato fino a questo punto, con alcune sottolineature sul fatto che bisogna avere un rapporto di stima. Il Papa ha espresso la sua posizione e la sua teologia nel segno della diversità e del rispetto per la diversità. Lui ha espresso la sua visione delle cose come noi abbiamo espresso la nostra. Importante era il clima. Diciamo che c’è stato un gesto forte di desiderio di andare avanti.

C’è una differenza sostanziale fra questa visita e quella di Papa Giovanni Paolo II? Sostanziale non so, ma ci sono molte differenze e molte analogie. Le differenze sono dovute al fatto che quella era la prima volta e questa è una seconda volta, ma la prima per questo Papa a Roma. Le analogie sono su una linea tracciata e adesso continuata, ci sono differenze come la personalità del Papa, le mutate situazioni del contesto storico e politico in cui si colloca.

Gli ebrei di oggi, gli ebrei romani che cosa vorrebbero in più e in meglio? Vorrebbero non essere continuamente trascinati in eventi che mettono allo scoperto storie dolorose, che quindi si vuole andare avanti, parlare di cose concrete, di un popolo che vive.

Che messaggio vorrebbe mandare ai miei lettori ebrei italiani che vivono in Spagna? Che continuino a manifestare la loro volontà di essere ebrei.