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Direttore Rosi, direttore della fotografia, perchè sceglie ” questo mondo”?
Buongiorno, direttore della fotografia mi sembra ancora un appellativo prematuro visto che sono entrato da relativamente poco in questo mondo e sto cercando ancora di affermarmi come tale attraverso piccoli progetti. Mi sono avvicinato a questo mondo soprattutto grazie a mio padre, Fabio Rosi, che è un regista diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia negli anni ’90, la passione mi è stata trasmessa da lui, il mio primo lavoro invece è arrivato grazie a mio zio, Pietro Ponzi, capo macchinista che mi ha portato su di un set e mi ha fatto conoscere la squadra di elettricisti, con i quali ho cominciato ad entrare realmente in questo mondo.
Chi è e cosa è un “direttore della fotografia”?
Il direttore della fotografia si occupa di creare e comporre la scena che poi si vedrà sul grande schermo. Principalmente il suo compito è quello di impostare le luci e, dopo, di trovare il giusto punto per la macchina da presa con la quale girerà la scena in questione.
Quali sono gli “strumenti” di lavoro ?
Come ho detto precedentemente, gli strumenti da lavoro sono le luci, di ogni tipo possibile e immaginabile, da quelle più piccole e artigianali agli enormi proiettori montati sulle gru, e la macchina da presa.
Oggi quanto conta e quanto è importante la tecnologia e come è cambiato il vostro lavoro? E i social?
La tecnologia permette sicuramente facilita il nostro lavoro perché permette di vedere in tempo reale tutti gli interventi che vengono fatti attraverso la lente della macchina da presa, senza dover aspettare lo sviluppo dei cosiddetti giornalieri e la loro visione a fine giornata che risultava, stando ai racconti dei più “grandi”, come un momento di tensione assoluta. I social servono più che altro per fare pubblicità e permettere a chiunque di vedere il nostro operato facendoci conoscere o per prendere spunto da altri che pubblicano contenuti su tecniche fotografiche.
E’ un lavoro che rappresenta e rispecchia il suo modo di vedere il mondo e sopratutto di trasmetterlo . Quale è per lei il sentimento che lo rappresenta di più?
Non so rispondere precisamente a questa domanda perché ogni film ha una sua visione e un suo sentimento o sentimenti cardine che muovono la storia e la visione che il regista vuole portare su schermo.
Un direttore italiano e uno europeo, quale differenza di tecnica di lavoro?
Credo che oramai con la globalizzazione non esistano grandi differenze di lavoro tra direttori di paesi differenti, semplicemente ognuno sviluppa un suo metodo o un suo stile che poi porta nei vari set.
Tante presenze, direttore , nei film come “macchinista”, chi è il macchinista?
Direttore mi pare quasi un nome da capo di un’azienda (ride). Il macchinista è colui che si occupa di costruire tutti i supporti possibili per la macchina da presa, oltre che mettere in sicurezza proiettori o costruzioni per evitare che qualcuno possa farsi male. E’ un maestro artigiano in grado di lavorare abilmente ferro e legno, oltre che di manovrare pesanti supporti che sullo schermo risultano in quei bellissimi movimenti di macchina dove questa sembra essere scollegata da qualunque supporto fisso.
Direttore, è vero che possiamo dire che il cinema ” è di tutti e per tutti?
Il cinema da quando è nato si è sempre dimostrato come un’arte che è in grado di raggiungere persone di età, credo, etnia o idee tra le più disparate e, per fortuna, si mantiene come tale anche oggi. E’ anche vero che grazie alle piattaforme di streaming si è liberato dell’unico luogo in cui esso era fruibile prima dell’uscita delle videocassette o dei DVD, mesi dopo la sua uscita al cinema, ma in questo modo ha perso quel posto dove la vera magia poteva avvenire: la sala, dove insieme a tanti sconosciuti si condividono le emozioni provate, su uno schermo adeguato per vivere quelle belle immagini su cui tante persone, specialmente i direttori della fotografia, hanno lavorato con impegno ed estro.





